Covid, c’è un farmaco salvavita: “La mortalità scende del 70%”

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La combinazione di ruxolitinib e cortisone riduce del 70% la mortalità causata da un’infezione da Covid-19.

A sostenerlo è uno studio condotto dal team di ricercatori del Policlinico San Marco di Zingonia a Bergamo e pubblicato nel dettaglio sulla rivista scientifica “Leukemia”. I ricercatori hanno focalizzato l’attenzione sul decorso della malattia di 75 pazienti ricoverati la scorsa primavera per polmonite grave da Sars-CoV-2, ai quali è stato somministrato il ruxolitinib.

Si tratta di un farmaco appartenente alla categoria di inibitori di JakStat ed è molto utilizzato per la terapia della sindrome da linfoistiocitosi emofagocitica. Questa malattia è caratterizzata da una ipersecrezione di citochine, la stessa riscontrata nei malati gravi di Covid-19.

Il ruxolitinib ha un’emivita breve e, se sospeso rapidamente, viene eliminato dall’organismo. Il suo compito è di inibire una proteina chiamata Jak, legata ai recettori dell’infiammazione presente sulle cellule del sistema immunitario. Il suo trattamento è in grado di ridurre il rilascio di citochine proinfiammatorie, coinvolte nello sviluppo del quadro di malattia sistemica correlata all’infezione Covid-19.

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L’utilizzo di questo farmaco inibitore aveva fornito dei risultati positivi e incoraggianti per la comunità scientifica, già nei mesi precedenti alla primavera 2020. Con l’obiettivo di approfondire meglio l’utilizzo di questo farmaco nei casi gravi di Covid-19, i ricercatori del Policlinico San Marco di Zingonia lo hanno somministrato precocemente ai pazienti appena ricoverati. 32 pazienti su 75 sono stati trattati con un ciclo di circa 10 giorni di ruxolitinib a basso dosaggio, associato a metil-predisone, un glucocorticoide. I restanti 43 pazienti ricoverati nello stesso periodo e con le stesse caratteristiche cliniche e radiologiche sono stati trattati con antivirali e cortisone, come suggerito dal protocollo base di cura.

Dai risultati dello studio è emerso che il farmaco sarebbe in grado di abbassare il tasso di mortalità causato dall’infezione di Covid-19 di circa il 70%. È stata infatti osservata una consistente riduzione dell’attività infiammatoria, molto più bassa rispetto a quella emersa nei pazienti che trattati con la combinazione di cortisone e antivirali.

Secondo i ricercatori, la combinazione di ruxolitinib a basse dosi e cortisone può ridurre con buoni risultati l’eccessiva risposta immunitaria, prevenendo la progressione del danno polmonare che causa nella maggior parte dei casi la morte dei pazienti. Di conseguenza, sarebbe in grado di prevenire le complicanze che potrebbero indurre al ricorso dell’intubazione.

Ruxolitinib è il primo medicinale ad essere approvato dall’AIFA nell’ambito di un protocollo di uso compassionevole per pazienti Covid-19. Il farmaco è disponibile per tutti centri ospedalieri italiani.

il giornale.it

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