Lettera aperta a Desirée e alle Boldrini

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Desirée drogata, violentata per ore e lasciata morire a soli sedici anni da un branco di immigrati clandestini.

Benedetta Desirée, che ci facevi in quel posto, a quell’ora, con quella compagnia? Domanda inutile e impopolare perché l’orrore della tua morte cancella ogni colpa, tua o di chi doveva impedirti di infilarti in quella situazione. Giustamente ci concentriamo sui carnefici ed è come se ci mancassero le parole e gli aggettivi per definirli, tante ne abbiamo spese in questi anni per mettere in guardia dai rischi di degrado sociale e morale che l’immigrazione si porta appresso.

Mi hanno dato del razzista perché avrei voluto impedire ai tuoi aguzzini di mettere piede in Italia senza le dovute protezioni per te e per noi. Mi hanno etichettato come fascista perché mi sono battuto contro le occupazioni abusive come quella che è stata teatro della tua mattanza. Mi hanno dato del vecchio perché sono sempre stato contrario all’uso di qualsiasi tipo di droga.

Io ho perso e tu, cara Desirée, sei morta drogata, violentata da immigrati in un centro sociale. Io oggi posso almeno rivendicare di essere stato – pur non conoscendoti – dalla tua parte e mi chiedo se altrettanto, dopo il tuo martirio, possono dire persone tipo Laura Boldrini, Roberto Saviano, partiti di sinistra e troppi preti di cui tu come la maggior parte dei tuoi coetanei – probabilmente non conoscevi neppure l’esistenza.

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Ti spiego ora, a tempo scaduto, che questi signori, e non solo loro, sostenevano in Parlamento e in tv che tu non correvi nessun rischio, che tu dovevi avere fiducia in quei ragazzi in cerca di riscatto perché siamo tutti fratelli. Sostenevano, e sostengono, che rimandarli al loro Paese sarebbe stato incivile e disumano, che non dobbiamo avere pregiudizi. Così, cara Desirée, dopo il pregiudizio è sparito anche il giudizio e le sentenze di espulsione emesse contro i tuoi assassini sono state disattese, perse in una zona grigia di legalità figlia anche di un clima buonista e lassista, dilagante su molti giornali e importanti programmi televisivi.

Un’ultima cosa. Sappi che quando questi signori importanti si sono trovati in difficoltà hanno ottenuto di essere protetti. A differenza tua, cara Desirée, che pur essendo in pericolo eri senza scorta, e non mi riferisco solo a quella armata della polizia. Ti sono stati negati scudi politici e culturali. E questo non è colpa dei tuoi carnefici.

IL GIORNALE.IT

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