“Ecco quando ci sarà la fase 2”

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La domanda che si stanno ponendo tutti gli italiani in questo momento è una sola: quando terminerà questa fase di contenimento dell’epidemia di coronavirus contrassegnato dall’isolamento domiciliare? Un quesito che non ha una risposta precisa.

Tanti sono i dubbi. Non solo tra i comuni cittadini ma anche tra i virologi, gli epidemiologi e i membri del governo.

Il coronavirus è un nemico nuovo, pericolo e subdolo. Agisce nell’ombra. Quando sembra essere sconfitto, ecco che riappare con tutta la sua potenza. A testimonianza di ciò vi è quanto sta accadendo nell’area urbana di Pingdingshan, nella contea cinese di Jia che fa parte della provincia centrale di Henan. In questo territorio nei giorni scorsi circa 600mila persone sono state sottoposti a misure di isolamento per il timore di una seconda ondata di contagi da coronavirus.

La situazione richiede la massima vigilanza. Quando finirà l’incubo non si sa. Quel che è certo è che la parola fine si avrà solo quando si scoprirà un farmaco efficace contro il coronavirus. Servirà del tempo, però. Nel mentre, le autorità e gli esperti sanitari possono solo abbozzare ipotesi su come si evolverà la situazione nei prossimi mesi. Gli ottimisti pensano che l’incubo terminerà a fine aprile, gli speranzosi moderati credono che questa brutta storia avrà fine a metà maggio mentre i più cauti sostengono che solo in autunno si volterà pagina.

Oltre a quello sanitario, vi è anche un altro problema. Per contenere il coronavirus si sono chiuse attività e fermati molti lavori. Un enorme danno all’economia italiana. Secondo alcune stime di Confindustria, il Pil del nostro Paese potrebbe calare nel 2020 del 6%. Difficilmente si potrà andare avanti con blocchi delle attività produttive e isolamenti domiciliari nell’attesa di un vaccino che debelli il coronavirus. Si dovrebbe passare alla cosiddetta “fase 2”. Ma anche su questa tematica vi sono poche certezze sia sui tempi che sulle modalità. Il timore fortissimo è che potrebbe esserci un’altra ondata di contagi.

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Come riporta il Corriere della Sera, per molti esperti parlare di nuova fase è prematuro. Come ha affermato l’ epidemiologo Vittorio Demicheli, “prima bisogna far abbassare la pressione sugli ospedali: se riesplodesse il virus ora sarebbe tremendo. Come minimo, aspetterei metà maggio”. Dello stesso parere il biochimico Enrico Bucci che sostiene come il contagio zero non ci sarà prima della metà del prossimo mese.

Ma vi sarebbe anche un altro motivo che sta inducendo gli esperti a procedere con calma. Tra pochi giorni si saprà qualcosa dai test sul farmaco Remdesivir mentre entro il 10 maggio ci sono altri esami che potrano dare indicazioni più precise. Bucci, però, mette in guardia e spiega che “aspettare un mese o sei cambia poco per il virus: anche arrivasse a zero potrebbe riprendere”. In sostanza, la soluzione definitiva arriverà solo con il vaccino e i farmaci.

Se poi gli esiti saranno negativi ci sarebbe solo una strada: “Non resta altro che riaprire – ha ammesso Bucci -. Facendo un ragionamento cinico ma realistico, bisogna capire se le vittime e i danni futuri del virus sarebbero davvero superiori a quelli economici e sociali”.

Anche il già citato Demicheli concorda: “Bisogna procedere per gradi. La fase due dovrebbe prevedere lo stop a tempo di eventi e luoghi di massa: stadi, concerti, cinema, teatri. Una parte delle attività potrebbe ricominciare”. Ma anche in questo caso resterebbero alcune imposizioni come quello di indossare mascherine, il distanziamento sociale, l’obbligo sanzionato di quarantena anche con sintomi lievi e tracciamenti anche attraverso gli strumenti tecnologici.

La fase due potrebbe partire quando l’R0 arriverà sotto l’1, ovvero quando ogni infetto potrà contagiare meno di una persona. Più basso è e meglio sarà. Dubbi anche su quali Regioni si inizieranno a riaprire poco alla volta le attività. Qualcuno, ad esempio indica che si potrebbe partire dalla Sardegna, con la Lombardia per ultima. Altri, come Demicheli, sostengono il contrario perché proprio la Lombardia.

Ma attenzione. Gli esperti spiegano ancora una volta che anche una volta che si riapriranno le attività e le persone potranno uscire di casa si manterrà una sorveglianza rigorosissima. Perché il coronavirus non è sconfitto. Inoltre, Demicheli sostiene che si dovrebbero stabilire categorie di rischio per le varie attività. Anziani e più fragili dovranno restare a casa. E magari chi ha test che lo dichiara immune potrà lavorare, viaggiare e riabbracciare i suoi cari. L’importante è che si programmi e si dica la verità agli italiani: hanno dimostrato di essere maturi, se lo meritano.

il giornale.it

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