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Le dichiarazioni di Giuseppe Conte durante la conferenza stampa di ieri sera sono invecchiate troppo in fretta e non troppo bene.

Per il presidente del Consiglio, le misure adottate dal governo mediante “il metodo a zone, hanno funzionato, riportando sotto controllo la curva di contagio. Questo metodo ha evitato un lockdown generalizzato che avrebbe danneggiato il tessuto economico e sociale del Paese”. Già durante la conferenza stampa in molti hanno sollevato dubbi sulle sue parole. “Se il sistema a zone ha funzionato, perché torniamo tutti in zona rossa?”, si sono chiesti in tanti sui social, cercando una risposta che non arriverà mai. A smentire Giuseppe Conte quest’oggi ci ha pensato in via definitiva Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università degli Studi di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico della Lombardia.

“Si sperava che il lockdown potesse dare risultati più importanti e farci arrivare più sereni alle Feste di Natale. Prendiamo atto che non ce l’abbiamo fatta”, questa è l’amara riflessione di Lorenzo Pregliasco all’Adnkronos Salute. Il virologo ha comentato il pacchetto di nuove misure introdotte dal governo per le feste di Natale, secondo lui indispensabili per frenare ulteriormente la curva dei contagi e arrivare a gennaio in una situazione migliore: “Quello che si spera ora è che il provvedimento possa evitare un rimbalzo di Covid-19”. Il timore non troppo celato di Fabrizio Pregliasco e di tantissimi altri suoi colleghi è una terza ondata con effetti ancora più devastanti rispetto alla prima e alla seconda. Il rischio di una ripresa massiccia della corsa dell’epidemia già a gennaio a febbraio, con gli ospedali ancora pieni di pazienti della seconda ondata, potrebbe avere ripercussioni tragiche sulla tenuta sanitaria del Paese e, di conseguenza, potrebbe a un’inevitabile ulteriore lockdown in Italia. “L’attenzione che ci viene chiesta deve essere vista nell’ottica di un impegno per la riapertura delle scuole”, ha voluto ribadire Pregliasco.

“È difficile, non c’è un manuale di istruzioni che possa prevedere in modo analitico cosa fare. Tutte le nazioni stanno portando avanti dei tentativi e cercano di mediare, perché questa volta non è uno sprint”, ha sottolineato Pregliasco in riferimento a quanto accaduto con la prima ondata. “È una lunga maratona la gestione della seconda ondata. E può causare fatica. Gli sforzi vanno dosati, è chiaro, ma se ti fermi non arrivi più”, ha concluso il virologo dell’università di Milano.

il giornale.it

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