Se la Lega continua così, perderà voti

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la ringrazio per avere dato spazio nel suo giornale alla lettera di un neo pensionato che viene definito «parassita» da chi ci governa per avere una pensione alta, anche se conquistata con regolare contribuzione per 40 anni di lavoro.

Il suo articolo di fondo che nei giorni scorsi ha dedicato all’argomento mi spinge ad esprimere un mio personale commento. Sono più di 20 anni che sulle pensioni alte, quelle che superano tre volte il minimo di legge, da circa 1.500 euro, è in atto il blocco progressivo della rivalutazione per la svalutazione subita, applicato a volte per 2-3 anni ed ora pare in via definitiva.

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Non si parla delle pensioni altissime, frutto anche di cumuli di più pensioni che a volte raggiungono i 100mila euro e per le quali non sono stati versati contributi proporzionali, ma di pensioni normali di lavoratori che hanno versato contributi per 40 anni di vita lavorativa. Pensioni non calcolate sulla retribuzione dell’ultimo anno come per gli statali, ma sulla media di 10 anni e riparametrate per ridurle a circa il 50% dell’ultimo stipendio. L’ultima beffa è venuta dal governo Renzi, che con il decreto Poletti (preoccupante e pessimo precedente), ha confermato che per necessità di equilibrio di cassa (dello Stato) la decisione della Consulta non dovesse essere rispettata. Dal 1995 ad oggi le cosiddette pensioni alte dell’Inps hanno perso oltre il 25% del loro valore, a fronte di alti contributi versati allo stesso ente, anno dopo anno. L’intenzione di penalizzare gli assegni da 2.000 euro, come ipotizzato recentemente dal leghista Brambilla, indigna perché manifesta la volontà di continuare a vessare i pensionati che non si possono difendere, e come lei ha scritto, sono coloro che con assidua, tenace e responsabile attività hanno contribuito a costruire un’Italia industriale che ha elevato lo standard di vita di tutti. Oltre a questo, la gestione dell’Inps è gravemente appesantita dai costi dell’assistenza, fortemente in crescita, per la quale da tempo si chiede la separazione dalla previdenza in ente apposito, sostenuto dalla fiscalità generale e non dai contributi dei soli lavoratori, che in tal modo vengono defraudati.

Se la Lega continua ad assecondare l’azione politica dei Cinque stelle, i consensi acquisiti da Salvini sul fronte dell’immigrazione verranno persi da qui a fine anno, e se Forza Italia non recupera il suo ruolo e riafferma il rispetto degli accordi di coalizione, a sua volta verrà penalizzata nei consensi. La politica che il M5s sta mettendo in atto rischia di rovinare l’Italia per sempre. IL GIORNALE.IT

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