“MA CHE TE PIAGNI”. MELANIA, L’ACCUSA CHOC AL DOTTORE: “MI HA FATTO APRIRE LE GAMBE E..”

Una storia che mi ha rapito il cuore, sin da quand ho letto le prime parole con cui una neomamma ha deciso di raccontare quel che molte non troverebbero la forza di fare .

Una storia cruda che invita a riflettere su quanto un lieto evento possa essere traumatizzato da chi dovrebbe far di tutto per tutelarci, proteggerci. Manca una famosa parola, di cui alcuni ignorano il significato: empatia.

Ogni paziente non è un numero, non è un posto letto che va liberato il prima possibile per lasciar il posto ad un altro. Ogni paziente, prima ancora d’esser ricoverato, è un individuo che va rispettato.

Torno a bomba sul concetto di rispetto, quello che dovrebbe esserci in tutti gli ambiti, misto alla sensibilità, che non ha mai arrecato danni. Sono valori caduti nel dimenticatoio ma che necessitano d’essere rispolverati.

Ribadisco. In tutti gli ambiti, a maggior ragione in quelli che dovrebbero curare e non turbare psicologicamente. Quanto accaduto alla neomamma Melania ha davvero dell’assurdo. Intervistata dai microfoni di Fanpage, ha scelto di raccontare la sua storia.

Melania, nome di fantasia volto a tutelare la privacy, ha 38 anni e ha deciso di esternare la sua esperienza, subito dopo aver dato alla luce il suo bambino. La donna ha scelto di rimanere anonima, essendo una libera professionista e non volendo che i suoi clienti sappiamo quanto le è accaduto ma, con la forza e il coraggio che l’hanno sempre contraddistinta, non vuole tacere, perfettamente consapevole che il silenzio non porta a nulla. “Il parto è andato bene, ho avuto un buon ostetrico che mi ha aiutata molto. La violenza è stata successiva”. Queste le sue prime parole che lasciano presagire qualcosa di decisamente grave, avvenuto dopo il parto. Rimasta incinta nel clou della pandemia da Covid, per via dell’ipertensione gestazionale, è stata ricoverata all’ottavo mese di gravidanza. C’era il rischio di eclampsia, che poteva portare al suo decesso e a quello del bambino che portava in grembo.

Le sono stati somministrati del farmaci molto forti e la notte, nell’andare in bagno, è svenuta, con tutti i rischi che la caduta le avrebbe potuto arrecare. E’ stata rimproverata per essersi recata ai servizi igienici da sola e all’indomani ha rifiutato di prendere le stesse medicine. Melania aveva bisogno di sentirsi rassicurata sul dosaggio farmacologico e sul fatto che fosse normale quanto le era accaduto. Ma ha solo ricevuto cattive parole dal personale sanitario, sentendosi dire che se avesse voluto avere voce in capitolo, si sarebbe dovuta prendere una laurea in medicina.

Al nono mese le hanno indotto il parto con episiotomia, non necessaria, sulla quale non ha avuto nessun consenso informato. “Mi hanno tagliata senza dirmi che avrei avuto difficoltà nei rapporti, problemi di incontinenza e dolori per mesi. Nonostante questo, il parto è andato bene. La violenza per me è stata successiva”. Queste le parole della donna, che ho deciso di riprodurre fedelmente, così come le ha pronunciate nel corso dell’intervista a Fanpage per mettere in risalto tutta la sofferenza e la rabbia di questa povera donna. 

Ma l’orrore è solo all’inizio, in quanto, quando suo figlio è venuto al mondo, lei ha continuato ad avere forti dolori per ore, piangendo e non riuscendo a stare ferma, né sdraiata. Quando i sanitari hanno chiamato d’urgenza una dottoressa, credendo che avesse subito lacerazioni interne, quest’ultima, senza dire nulla a Melania, le ha infilato le dita nella vagina e nel retto nello stesso momento. La 28enne, con i punti freschi d’episiotomia, si è sentita male ma la frase finale detta da medico che l’ha visitata è davvero raggelante: “Non c’hai niente che te piagni”.

Nessuno si è premurato di portarle liquidi in modo da reidratarla, nessuno ad aiutarla nell’alzarsi per andare in bagno, dato che suo figlio è nato in ipotermia e lei non avrebbe potuto certo assentarsi, lasciandolo da solo. Un’ostetrica di passaggio, anziché aiutarla, le ha detto: ‘Che madre sei che lasci tuo figlio in ipotermia? Se iniziamo così chissà dove andiamo a finire‘. Nessuno l’ha aiutata durante l’allattamento, nonostante avesse i capezzoli quasi ciechi con tutte le difficoltà del piccolo ad attaccarsi al seno. Le ostetriche le hanno solo strizzato forte i capezzoli, facendole male e dicendole: ‘vedi che ce l’hai il latte, di che ti lamenti’”. Firmate le dimissioni, Melania ha valutato seriamente di denunciare la struttura in procura ma la violenza ostetrica è difficile da provare, in quanto tutti si spalleggiano. Dal parto è passato un anno e mezzo ma il suo calvario, Melania non potrà mai dimenticarlo.

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