Giuseppe Conte in aula. Fico, Pd e M5s a tenaglia: si ribalta il quadro, il premier verso la resa?

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Pressing selvaggio da Pd e Movimento 5 Stelle su Giuseppe Conte. Il sostegno dei giallorossi al premier rimane, ovvia reazione alla crisi di governo aperta da Matteo Renzi con le dimissioni delle due ministre di Italia Viva, Elena Bonetti e Teresa Bellanova. Ma le fibrillazioni della mattinata lasciano intendere che non sarà un sostegno a tempo indeterminato. 

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Il Pd, il Movimento 5 Stelle e LeU chiedono al premier (proprio come fatto da Salvini e Meloni) di riferire in aula sulla crisi, mai ufficializzata da Conte che non pare intenzionato a salire al Quirinale per rassegnare le proprie dimissioni. Il sospetto, quasi una certezza, è che il presidente del Consiglio voglia sfruttare le incombenze parlamentari (i voti sui decreti Ristori, Covid e scostamento di bilancio) per guadagnare tempo prezioso e trovare i cosiddetti “responsabili”. “Non ci sono – mettono perà in chiaro fonti del Pd – la maggioranza dopo lo strappo con Renzi non esiste più, quindi è reale il rischio di elezioni a giugno”. Contando che Luigi Di Maio ha chiuso a Renzi per conto del M5s (“Il suo è stato un gesto irresponsabile, con Italia Viva ora le strade sono divise”), è evidente come Conte si trovi in un cul de sac: senza la vecchia maggioranza, ma neppure con un’alternativa. E la convocazione in aula da parte del presidente della Camera Roberto Fico (grillino), suona come una campana a morto: “A breve convocherò la conferenza dei capigruppo – ha annunciato il presidente di Montecitorio – per stabilire un percorso ordinato e responsabile in un momento di così gravità per il Paese. Contatterò il presidente del Consiglio per la richiesta di comunicazioni in Aula”.

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