Matteo Renzi, altro attacco a Giuseppe Conte: “Perché non molla i servizi segreti? Da Berlusconi a D’Alema, lo hanno fatto tutti”

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Crisi rientrata? Sembrerebbe, almeno nella forma della crisi al buio. Dopo le minacce Matteo Renzi passa la patata bollente a Giuseppe Conte. Sarà sua la responsabilità del governo. Il leader di Italia Viva non ne fa mistero e assicura: “Le ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti e il sottosegretario Ivan Scalfarotto sono persone serie. Stanno al governo perché hanno delle idee, non per vanagloria”. Un modo come un altro quello usato in un colloquio con il Corriere per dire che la delegazione di Iv non sarà ritirata. “Oggi – prosegue per essere ancora più chiaro – tocca al premier decidere se ciò che abbiamo detto su vaccini, Mes, cantieri da sbloccare, scuola e cultura, è degno di nota oppure no”. A questo punto la domanda sorge spontanea: esclusa la crisi, cosa ci dobbiamo aspettare? “Non so che formula prevarrà – ammette l’ex premier in merito a un possibile Conte ter -. So che questo è il tempo di mettere al centro l’interesse dell’Italia e degli italiani contro gli egoismi di parte. L’appello del presidente della Repubblica nel messaggio di fine anno perché prevalgano le ragioni dei “costruttori” mi sembra saggio e illuminante”. 

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Nel mirino dei renziani anche la delega ai Servizi segreti che il presidente del Consiglio vuole tenersi stretta. Il motivo? Non l’ha capito nemmeno Renzi. “Francamente non ne voglio più parlare. C’è un limite istituzionale che è invalicabile: Berlusconi, Prodi, D’Alema, Monti hanno scelto una persona cui affidare i Servizi segreti. Conte no. Eppure servirebbe qualcuno in grado di spiegare che con le istituzioni si deve essere prudenti: i nostri agenti rischiano la vita per le istituzioni, non per qualche follower in più su Facebook”. Una chiara frecciatina a Rocco Casalino: “La situazione internazionale richiederebbe ben altra professionalità rispetto a chi invia la geolocalizzazione degli incontri segreti in Libia come ha fatto per mera visibilità il portavoce di Palazzo Chigi o passerelle mediatiche quando si liberano – con metodi notoriamente non convenzionali – ostaggi provati da lunghe prigionie”. 

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