Cocaina, la retata: banchieri e vip della tv, il call center per farsi portare la droga a casa di notte

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Dalla sua abitazione in zona Cenisio ha gestito per lungo tempo un articolato sistema di spaccio al dettaglio costruito su chat Whatsapp, minacce e consegne di droghe a tutte le ore della notte. Bastava un breve messaggio in codice, frasi come «Portami una birra», «Voglio bere una cosa», o un più semplice e intuitivo «Ci sei?», a uno dei corrieri che lavoravano per lui per vedersi recapitata a casa la propria ordinazione. A mantenere i rapporti con i clienti erano proprio gli stessi pusher di zona, che lui sostituiva di frequente, per rendere più difficile il compito di individuarli alle forze dell’ordine, e che a lui si rivolgevano solo per fare rifornimento. In questo modo Tony, un 34enne albanese, e la sua compagna, una donna marocchina quasi coetanea, hanno governato il mercato della cocaina in una delle zone più ricche di Milano: quella che va da piazzale Costantino Nigra fino a piazza Gerusalemme, passando per Cenisio e via Paolo Sarpi. Un regno che, però, ha visto la sua fine lo scorso venerdì, quando gli agenti del commissariato Centro, diretti dal dirigente Luigi D’Antuono, hanno fatto scattare le manette per otto componenti del gruppo (sette albanesi, tra cui anche Tony, e la donna marocchina). Due di loro si trovano al momento detenuti in carcere, ad altri tre sono stati imposti gli arresti domiciliari e, infine, tre saranno sottoposti all’obbligo di dimora con il divieto di uscire nelle ore notturne.

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Operazione «Contact Center», questo il nome dato dagli inquirenti all’indagine. Proprio perché il 34enne albanese aveva realizzato una specie di «call center» della cocaina di cui era il solo e unico gestore. I «cavallini» gli servivano solo per non essere coinvolto direttamente nelle consegne, o in scambi di messaggi compromettenti. Tony ricattava chi lavorava sotto di lui, come hanno raccontato gli stessi investigatori. Perché minacce e paura nei suoi confronti erano tali che, se avevi debiti, accettavi di fare le consegne per lui gratuitamente. I pusher, in servizio dalle 19 di sera fino alle 6 del mattino successivo, venivano cambiati spesso di zona, insieme all’utenza telefonica di riferimento, così da confondere le acque. Mentre per le consegne – sono oltre 40 gli episodi di spaccio documentati nel corso dell’attività investigativa – si utilizzava qualsiasi location e mezzo di trasporto: taxi, biciclette, persino una macchina rubata, così da raggiungere il compratore fuori da un locale affollato, oppure anche sotto casa durante l’emergenza sanitaria. Tra i clienti di Tony, oltre ai comuni tossicodipendenti, compaiono anche banchieri, professionisti e pure qualche volto noto dei media. Come capita spesso, l’indagine «Contact Center», durata oltre 6 mesi, ha preso il via da un singolo intervento risalente all’inizio del maggio scorso, quando in viale Gran San Bernardo la Polizia di Stato bloccò uno dei corrieri del gruppo mentre stava vendendo una dose. Nell’abitazione dell’uomo ce n’erano altre 24 identiche pronte per essere recapitate. Un secondo e decisivo passo è stato compiuto, poi, il 26 giugno con il controllo effettuato su una Fiat 500 di passaggio nel comune di Cologno Monzese: le cinque persone a bordo, tra cui anche uno dei cavallini al servizio di Tony, erano in possesso di uno zainetto con all’interno otto panetti di hashish (circa 2 kg di stupefacente) marchiati «2020». Non proprio il «core business» del 34enne albanese che si era specializzato in cocaina, ma comunque un prodotto valido per guadagnare denaro e mandare avanti il suo piccolo e personale impero della droga.

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