La rivolta dei governatori: “Conte ci ha umiliato. Questo Dpcm è punitivo. Chiedevamo ben altro”

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“Il governo nazionale si è assunto la responsabilità di fare pesare le chiusure sul settore della ristorazione, della cultura e dello sport. Le Regioni italiane, con un documento congiunto avevano chiesto ben altro. Avevano chiesto di fare altro e di muoversi in direzione di scelte ragionate e sostenibili sotto il profilo dell’equilibrio tra diritto alla salute e diritto ad una vita quanto più ordinaria possibile, in un periodo del tutto straordinario”. Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci,commentando il nuovo Dpcm, firmato idal presidente del Consiglio dei ministri.

Cirio: “Ignorate le nostre ragioni”

È vero che grazie ai rappresentanti locali è stata scongiurata la chiusura domenicale di bar e ristoranti, ma è altrettanto evidente che Conte si è arreso ai rigoristi. Ha completamente ignorato molte istanze dei presidenti di regioni.  Chiedevamo di evitare uno stop generalizzato su tutto il territorio nazionale; di estendere la didattica a distanza al 100% per le scuole secondarie superiori e per le università; di lasciare aperti gli impianti nei comprensori sciistici. E di prevedere nel fine settimana la chiusura dei centri commerciali con eccezione di alimentari e farmacie. Molto duro anche il presidente del Piemonte, Alberto Cirio. “Siamo consapevoli – ammette- che era necessario un inasprimento delle misure, perché i numeri del contagio purtroppo lo richiedevano. Ma sono molto preoccupato. Il governo ha ignorato le istanze che come Regioni abbiamo difeso in due giorni di confronto: una apertura fino alle 23 di bar e ristoranti (anche solo su prenotazione).  Così come quelle di garanzia per palestre e piscine. Ora non possono lasciare sole queste categorie”. Così si sfoga su  su Fb il presidente del Piemonte.

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Marsilio: “Solo divieti”

Il presidente dell’Abruzzo Marco Marsilio, fa pressing sul premier Conte: oltre ai divieti è l’ora delle proposte e dell’azione concreta: “Occorre velocizzare i lavori negli ospedali o sarà di nuovo blocco totale”, dice.  E invita Conte a prenderne atto già da lunedì nel prossimo Consiglio dei ministri. Particolarmente duro sulle misure del Dpcm è Giovanni Toti. Lamenta la presenza di diverse norme  del tutto incongruenti e dal sapore punitivo: la chiusura alle 18 dei ristoranti ad esempio. “Come Regioni avevamo chiesto infatti che fosse portata alle 23”, si sfoga sui suoi canali social. “Spero che almeno questa volta il sistema di risarcimento sia efficace e puntuale, perché si rischia la chiusura di molte imprese”.

Toti: “Avevamo proposto molte semplificazioni”

Il presidente della Liguria non ha gradito che siano state ignorate molte delle semplificazioni sul sistema di tracciamento. Ad esempio avevano sollecitato Conte a destinare i tamponi (molecolari o antigenici) solamente ai sintomatici e ai contatti stretti  per rendere sostenibile il lavoro delle Asl/Regioni. Riducendo il carico di lavoro dovuto alle difficoltà nel contact tracing: “Procedure che oggi impegnano, ormai inutilmente, centinaia di addetti del nostro sistema sanitario”.

Spirlì (Calabria): “Incapacità di ascoltare i territori”

Durissimo l’affondo di Nino Spirlì, il presidente facente funzioni della Regione Calabria: “Il confronto in Conferenza Stato-Regioni sulle regole per affrontare la nuova emergenza Covid, voluto dal governo, è stato assolutamente inutile”. Spirlì ha puntato il dito contro “l’incapacità di questo governo” di ascoltare le richieste che arrivano dai territori e le urgenze di tutte le categorie sociali e produttive. Tutto ciò “non solo sorprende, ma offende il senso di unità nazionale di cui tutti gli italiani, oggi, hanno assolutamente bisogno”. E ha denunciato che mentre il premier e l’intero esecutivo chiedono una nuova unità nazionale, “al chiuso del Palazzo la umiliano fino al punto di privarla di ogni possibilità di vita futura”.

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