“Quel marocchino ha distrutto la vita a mia madre, la Farnesina intervenga”

“Noi vi apriamo le nostre case, vi diamo fiducia e vi aiutiamo, adesso voi aiutate me perché sto vivendo un inferno, aiutatemi”. È uno degli appelli lanciati nel 2017 da Emilia Bianco, bidella 57enne del Vercellese, alle autorità marocchine.

Lei in quel sogno ci credeva davvero.

Si è rimboccata le maniche, e non si è lasciata sopraffare, neppure quando la vita l’ha messa di fronte a una serie di prove durissime: la scomparsa prematura di suo marito e una figlia piccola da crescere tutta da sola. Aveva appena trent’anni e lottava per conquistare la felicità. Le è sembrato di averla trovata accanto ad uno straniero, arrivato dal Marocco. Un uomo garbato e rassicurante, che pian piano si è fatto strada nel suo cuore, conquistando la sua fiducia.

I due si erano incontrati nella città di Emilia, Borgosesia, in provincia di Vercelli, e sembrava fossero anime gemelle. Sono rimasti insieme dieci anni e poi si sono sposati. Emilia si fida ciecamente, e così quando incassa i soldi dell’assicurazione sulla vita di sua madre, 180mila euro, accetta di investirli per acquistare una casa e un negozio a Temara. È lì che si trasferiranno insieme una volta ultimati i lavori. È il 2010.

Suo marito coordina le operazioni, perchè Emilia non conosce l’arabo e non sa come funzionano le cose laggiù. Lui ha già un conto corrente in Marocco dove lei provvede a versare tutto. Rientrata dal viaggio racconta emozionata a sua figlia della casa nuova e di quel negozio che, nei piani, diventerà un internet point. Non vede l’ora di ritornare alla nuova vita.

Quando succede però la sorpresa è amara. “Un giorno – ricorda ancora la donna in quell’ultimo disperato appello – torno per fargli una sorpresa e la sorpresa è arrivata a me, lui aveva sposato un’altra”. Non c’è più spazio per lei nella casa di Temara né nel negozio. Emilia perde tutto. Inizia così un calvario umano e giudiziario che la porterà, ad agosto scorso, a spegnersi senza ricevere giustizia. Aveva 57 anni.

“Mia madre è morta di dolore, il suo cuore ha smesso di battere perché non ce la faceva più”, racconta oggi la figlia Francesca, che sta continuando a lottare nel suo nome. Emilia ha combattuto un’estenuante battaglia giudiziaria, dando fondo a tutti i suoi risparmi, per cercare di recuperare le somme che le erano state sottratte.

“Ha provato a mettersi in contatto con il consolato italiano in Marocco – ricorda Francesca – ma nessuno l’ha aiutata, e così si è rivolta ad un avvocato di Rabat che le ha fatto spendere un sacco di soldi senza riuscire a dimostrare un’ovvietà: e cioè che è stata vittima di un raggiro”.

“Mia madre si è ritrovata da sola, a lottare per i suoi diritti in un Paese dove le donne contano meno di zero”, attacca Francesca. “Chiedo alla Farnesina e alle autorità italiane di interessarsi al nostro caso e ai tanti italiani vittime di ingiustizia all’estero, perché il dramma di mia madre non si ripeta”, spiega la ragazza. Francesca non si capacita di come sia possibile che i ricorsi presentati da sua madre siano naufragati tutti.

Adesso la figlia di Emilia si è rivolta all’avvocato Kaoutar Badrane del Foro di Vicenza, specializzata in diritto di famiglia marocchino. “Purtroppo la signora Bianco è stata lasciata da sola, so che la mia cliente presiedeva alle udienze, e cercava seguire personalmente la sua vicenda, ma si sentiva abbandonata, si è dovuta districare in un Paese del quale non conosceva neppure la lingua, scontrandosi con resistenze culturali che hanno certamente pesato sull’esito finale”.

Ma c’è ancora una possibilità. “Abbiamo intavolato una causa civile ex novo sulla base di una scrittura privata in cui il marito affermava che quel denaro non era suo, un documento fondamentale, che è inspiegabilmente rimasto fuori dal fascicolo, chiederemo che ne venga attestata l’autenticità con una perizia calligrafica”.

Quello della signora Bianco, purtroppo non è un caso isolato. Troppo spesso, infatti, gli italiani che investono nei Paesi extracomunitari faticano ad ottenere un’adeguata tutela giuridica. “Mi auguro – conclude la Badrane – che lo Stato italiano preveda presto un fondo per gli italiani che hanno problematiche giuridiche in Paesi extra-Ue e che non sono in grado di sostenere le spese legali per tutelare i propri diritti”.

il giornale.it

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