Zingaretti spudorato: «Tasse? Noi le abbiamo abbassate». Un video lo sbugiarda (video)

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Semplicemente esilarante. Zingaretti, dal pulpito altisonante del partito delle gabelle, ha la sfrontatezza di dire: «Le tasse? Noi le abbiamo abbassate». E la cosa divertente è che lo afferma, con sorriso soddisfatto e sicurezza istituzionale, ai microfoni di un nutrito gruppo di giornalisti che lo intercetta e lo registra. E la senatrice leghista Roberta Ferrero rilancia in un video rivisitato satiricamente, l’annuncio-beffa…

Zingaretti, tasse? «Noi le abbiamo abbassate»…

«Le tasse? Noi le abbiamo abbassate. Dal 1° luglio ci saranno stipendi più alti per 16 milioni di lavoratori grazie alla determinazione del Pd per la legge di bilancio del 2020», aggiunge e rilancia il bluff su una fantomatica sforbiciata alle tasse Zingaretti, tirando fuori da un immaginario cilindro l’addio al superticket sulla sanità. Non solo, con ardore e fierezza d’altri tempi, il segretario dem sostiene a stretto giro anche l’impensabile. Ossia, che «questo governo ha già abbassato le tasse e aumentato i salari». Annunci roboanti che Nicola Zingaretti posta, nero su bianco, sulla sua pagina Facebook. Con buona pace, peraltro, di tutte quelle che lui chiama capitoli aperti – e da chiudere -, quali: «Alitalia. Autostrade. L’ex Ilva di Taranto». Tutti cappi in sospeso sul collo del governo giallorosso e degli italiani. Tutte spinose questioni su cui non c’è accordo all’interno della maggioranza. Tutti argomentati sbandierati ma bloccati e appena sfiorati nei decreti dell’esecutivo che dovrebbero sancire il piano della pluricitata «ripartenza e rinascita italiana»

Le tasse che Zingaretti “non ricorda”

Così, tanto per rinfrescare la memoria a governo e segretario dem. E mentre la maggioranza è arenata sulle sabbie del disaccordo sul taglio dell’Iva respinto da Pd e Italia Viva in testa a tutti, ricordiamo quali sarebbero le famose tasse del governo Conte bis, tutt’altro che ridotte o cancellate. Ecco le, una dopo l’altra, le nuove tasse della manovra 2020. Alla faccia dei proclami contro la pressione fiscale, l’esecutivo giallorosso ha previsto nuove gabelle. Più o meno incisive, sparse qua e là, ma tutte pesantemente addossate sulle spalle dei contribuenti. Tutte prodromiche alla stangata fiscale che il governo a trazione Pd-M5S sta tentando di far passare in sordina con manovrine, revisioni e aggiunte dell’ultimo istante.

Ecco l’elenco, punto per punto

1) Le nuove tasse sulla casa. La più onerosa è quella relativa agli immobili, trattati dal governo non già come beni di prima necessità, ma come sportelli bancomat a cui ricorrere per prelievi forzati e inderogabili. Dunque, come ricorda esaustivamente e dettagliatamente in queste ore il sito di Investire Oggi , «i provvedimenti che interessano le case sono essenzialmente tre: l’accorpamento di Imu e Tasi che comporterà un aumento dell’aliquota fino allo 0,86 per mille. La cedolare secca sugli affitti, che passerà dal 10 al 12,5 per cento. L’incremento del 200% dell’imposta di registro fra privati che passerà da 50 a 150 euro, (mentre per le imprese che vendono immobili soggetti a iva, scenderà da 200 a 150 euro).

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2) Tassa su plastica e imballaggi. Altro odioso capitolo di esborso che colpirà i produttori. L’imposta sarà di 1 euro ogni chilogrammo di plastica prodotta. Quindi, l’afflusso dell’imposta garantirà un significativo aumento dei prezzi sui consumatori finali. Una punizione inspiegabilmente inferta anche agli operatori che lavorano le plastiche derivate da processi di riciclo, e che sanziona tutti coloro i quali in questi anni hanno investito su recupero e riciclo. Una misura fortemente contrastata, non a caso, anche da Confindustria.

3) Taglio alle detrazioni. Come ricorda bene il sito di Investire oggi, la sforbiciata andrà a colpire «chi ha un reddito annuo superiore a 100.000 euro» che sarà privato delle «agevolazioni fiscali: le cosi dette detrazioni da indicare in dichiarazione dei redditi, come quella sulle spese sanitarie al 19%. Resteranno in vigore quelle sugli interessi dei mutui edilizi».

4) Imposta di bollo sui certificati penali. Dal 2020 chi richiede un certificato penale in cancelleria di Tribunale dovrà pagare una marca da bollo di 2,40 euro per ogni foglio, sia che si tratti di una richiesta per uso non legale, che in carta libera.

Le ultime 3 gabelle: il danno e la beffa

5) Carburanti. Dal 2021, viene eliminato il tetto delle accise sul gasolio, di fatto sostanzialmente parametrate a quelle della benzina. Il rischio, evidente a tutti, è che il diesel verrà a costare quasi come la benzina. Una scelta che graverà, e pesantemente, sugli addetti ai lavori dei trasporti delle merci, ma anche sui costi di produzione di energia.

6) Giochi e lotterie. Come riporta il sito di Investire oggi, «dal 10 febbraio 2020, arriva una nuova stretta (attesi 468 milioni) su slot e videolottery, con un unico balzello sugli incassi rispettivamente dal 21,6% al 23%, e per le Vlt dal 7,9% al 9% della raccolta. Aumenteranno anche i prelievi sulle vincite da lotterie».

7) Infine, le sigarette: quelle elettroniche, tabacchi trinciati e lotterie, finiscono nel mirino infuocato del fisco. A partire dal prossimo anno i prezzi delle bionde e delle e-cig saranno oggetto di forti rincari. La stessa sorte spetterà a giochi di vario tipo e a scommesse, fonte di lauti guadagno per le casse dello Stato. Una misura che da parte del governo, oltre al danno (economico) aggiunge anche la beffa moralistica: il governo, infatti, giustifica il prelievo coatto con «l’esigenza di tutelare maggiormente la salute pubblica»…

In basso il video dell’intervista di Zingaretti sulle tasse postato sulla sua pagina Facebook dalla senatrice leghista Roberta Ferrero

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