Palamara fa mezzo passo indietro: mi difenderò, ma niente chiamate di correità collettiva

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Ora fa mezzo passo indietro Luca Palamara. E dopo aver fatto tremare le vene dei polsi ai colleghi magistrati con cui ha condiviso, in tutti questi anni, i giochi di potere nelle camarille dove si decidevano prestigiose carriere e si assegnavano fondamentali poltrone, Palamara fa sapere che non farà nomi.

Insomma i complici possono continuare a dormire sonni tranquilli. Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto. E scenda il sipario sulle sagome in penombra di quei personaggi che, in questi anni, hanno fatto il bello e il cattivo tempo, assieme a Palamara, al Csm come dentro l’Anm, come nei palazzi del potere dove si decidevano i destini giudiziari di italiani più o meno famosi.

“Mi sento un uomo delle istituzioni. So che devo difendere me stesso. Non farò una sorta di chiamata in correità collettiva – rasicura Palamara ai microfoni di Radio Uno In viva voce. – Dovrò raccontare fatti e vicende che riguardano la mia attività politico associativa”.

“Il lavoro del leader rappresentativo non è uguale a chi va in udienza ogni giorno – ammette Palamara. – Ma è un lavoro che si svolge in una sfera diversa. Dove si hanno rapporti con la politica, con le istituzioni, E si risponde a numerosissime istanze che provengono da tanti colleghi nessuno escluso. O, meglio: purtroppo spesso sono esclusi quelli che sono fuori dal sistema delle correnti”.

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“Dovrò spiegare le mie condotte, avendo chiaro che non sono mai stato animato da sete di potere personale”, ragiona Palamara.

“In questo momento sono io ad essere accusato e incolpato. Quindi devo avere la possibilità di difendermi. E,  difendendomi, parlare chiaramente di come è stato caratterizzato questo sistema delle nomine – anticipa la sua strategia Palamara – che presuppongono accordi estenuanti tra i vari gruppi con la componente laica del Csm. E ci sono anche incontri con altri esponenti della politica. Il che non significa minare l’autonomia della scelta del Consiglio superiore della magistratura“.

Questo sistema, si difende l’ex-presidente dell’Anm, “non l’ho inventato io. E io non ero che una delle interfacce. Negare questo – ha concluso – significa negare l’evidenza della realtà”.

Reagisce alle voci che danno Palamara pronto a fare i nomi di chi faceva parte della compagnia di giro, il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuliano Caputo.

“Non ho mai presentato domande. Se la difesa di Palamara è attaccare gettando fango…”, avverte Caputo sempre ai microfoni di “In viva voce” su Radio Uno.

Palamara, secondo Caputo, “ha associato due cose diverse. Per una nomina associativa è normale che si confrontino due correnti. Una cosa sono le logiche con cui si decidono le cariche in Anm, altro sono le nomine, io non ho mai presentato domande”.

Quanto all’espulsione di Palamara dall’Anm, Caputo assicura che “non abbiamo bisogno di capri espiatori. Lo abbiamo detto chiaramente, Non ci è mai sfuggito che il retroterra di quei comportamenti aberranti e di rapporti impropri con la politica pone un problema che non è legato alle singole responsabilità individuali. Palamara non è il capro espiatorio. E non abbiamo mai pensato di risolvere quel problema espellendolo dall’Anm“.

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