Migranti, Dipiazza: «Flussi incontrollati perché le associazioni “buoniste” denunciano gli agenti»


I migranti arrivano a centinaia senza sosta e senza controlli. C’è rabbia. «Non abbiamo più strutture dove alloggiarli per trascorrere la quarantena. La popolazione è esasperata e preoccupata. Ci sono stati casi di violenza. Trieste ha sempre vissuto il problema degli ingressi di migranti». Lo dice alla Verità il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza. «Pare anche», afferma, che la polizia non riesca a fermare i flussi». Il motivo? «Ci sono, così mi dicono, associazioni che denunciano gli agenti. In alcuni giorni ci sono stati oltre 160 ingressi».

Migranti, le accuse del sindaco di Trieste

«Il governo e l’Europa si voltano dall’altra parte e noi siamo qui. Da soli a gestire un’emergenza che si sta ingrandendo». E sui migranti Dipiazza spiega: «Molti sono originari del Pakistan. Attraversano la Turchia, la Croazia e al Slovenia senza trovare alcun ostacolo. E ce li ritroviamo qui». Sanno che in Italia c’è una politica più tollerante. Gli altri paesi chiudono gli occhi. Li lasciano passare. I numeri ufficiali sono solo la tempesta di un iceberg. Da Trieste a Tarvisio ci sono 160 chilometri di confine molto facile da varcare». «Prima del Covid», racconta il sindaco, «i migranti, una volta individuati, venivano smistati in vari centri. Ora c’è il rischio di tensioni sociali».

La sanatoria della Bellanova

La sanatoria di 600mila irregolari decisa dal governo sta esponendo l’Italia al rischio di un’ondata migratoria di proporzioni insostenibili. Gli sbarchi sono già quintuplicati rispetto a un anno fa e in ventimila sono pronti a partire dalla Libia. Il ritorno in mare a pieno regime delle navi Ong è l’ultimo tassello che mancava per un ritorno in grande stile ai tempi dei governi Letta e Renzi.

Migranti, nuovi focolai di tensione

«In un momento in cui la crisi economica causata dal Covid si rischia una bomba sociale». Lo afferma l’azzurra Amma Maria Bernini sui migranti. «Si alimentano così, irresponsabilmente, nuovi focolai di tensione in nome di un’ideologia buonista che calpesta l’interesse nazionale».

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