Arriva il decreto del governo per assumere medici e infermieri

Circa 5mila medici, 10mila infermieri e 5mila operatori sanitari saranno reclutati nelle strutture ospedaliere a fronte dell’emergenza sanitaria ingenerata dal Coronavirus.

Questo quanto emerge, in sintesi, dalla bozza del Decreto Legge al vaglio del Consiglio dei Ministri nella serata di venerdì 6 marzo 2020.

Dunque, specializzandi e medici di Medicina Generale arruolati nell’azione governativa di contrasto e contenimento alla diffusione del Covid-19 con contratti della durata non superiore ai 6 mesi. “Le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, fino al perdurare dello stato di emergenza, possono conferire, incarichi di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, di durata non superiore a 6 mesi, prorogabili in ragione del perdurare dello stato di emergenza a infermieri, operatori socio sanitari e a medici specialisti, in anestesia, rianimazione, terapia intensiva e del dolore, malattie dell’apparato respiratorio, malattie infettive e tropicali, medicina d’emergenza urgenza, medicina interna, malattie dell’apparato cardiovascolare, radiodiagnostica, igiene e medicina preventiva e specializzazioni equipollenti nonché a medici specializzandi, iscritti all’ultimo e al penultimo anno di corso delle medesime scuole di specializzazione”, si legge nel testo della bozza per il potenziamento della Ssn.

Le misure, in attesa di approvazione definitiva del Cdm, sono state approntate “al fine di far fronte alle esigenze straordinarie e urgenti derivanti dalla diffusione del Covid-19 e di garantire i livelli essenziali di assistenza nonché per assicurare sull’intero territorio nazionale un incremento dei posti letto per la terapia intensiva e sub intensiva necessari alla cura dei pazienti affetti dal predetto virus”. Ma non è tutto.

Per garantire la completezza dell’organico sanitario, verificata l’impossibilità di assumere personale, potranno essere richiamati in servizio anche medici in pensione con incarichi di lavoro autonomo della durata non superiore ai sei mesi e “comunque entro il termine dello stato di emergenza, a personale medico e a personale infermieristico, collocato in quiescenza, anche ove non iscritto al competente albo professionale in conseguenza del collocamento a riposo”.

Dopo l’attivazione delle tensostrutte per il pre-triage dei pazienti con sintomatologia sospetta, ora, si discute la possibilità di allestire aree sanitarie temporanee sia all’esterno che all’interno delle strutture di ricovero destinate cura, accoglienza e assistenza, pubbliche e private, per la gestione dell’emergenza Covid-19 “sino al termine dello stato di emergenza”, recita la bozza del provvedimento. Le opere edilizie, necessarie a rendere le strutture idonee all’accoglienza e alla assistenza, possono essere “eseguite in deroga alle disposizioni di cui al d.P.R. n. 380 del 2001, delle leggi regionali, dei piani regolatori e dei regolamenti edilizi locali. I lavori possono essere iniziati contestualmente alla presentazione della istanza o della denunzia di inizio di attività presso il Comune competente. La disposizione si applica anche agli ospedali, ai policlinici universitari, agli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, alle strutture accreditate ed autorizzate”.

Per quanto riguarda le prestazioni ambulatoriali e gli interventi programmati, è prevista la sospensione di tutte le attività non urgenti al fine di evitare un sovraccarico delle strutture, già al collasso nelle città confinanti con i comuni focolaio del virus. Il compito di rimodulazione dei servizi spetterà alla Regioni che, pertanto, possono “possono rimodulare o sospendere le attività di ricovero e ambulatoriali differibili e non urgenti, ivi incluse quelle erogate in regime di libera professione intramuraria”

il giornale.it

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