Dalla Gregoretti a Open Arms: tutte le pugnalate a Salvini

Caso Diciotti, caso Gregoretti e caso Open Arms: tre vicende accomunate dal rappresentare la posizione del Viminale guidato da Matteo Salvini sull’immigrazione, ma anche dall’essere dei casi diventati poi sia politici che giudiziari con protagonista proprio l’ex ministro.

Le peculiarità comuni però finiscono qui: in realtà, le tre storie divergono sia per i contesti politici in cui sono maturate e sia per i risvolti tecnico/giudiziari emersi poi negli uffici delle procure che hanno indagato o che stanno continuando ad indagare.

All’indomani del voto favorevole del Senato per il processo su Matteo Salvini relativo al caso Gregoretti ed alla vigilia di un’altra votazione, quella che palazzo Madama esprimerà sul caso Open Arms, tutti e tre i casi sono tornati di attualità. E questo perché, comunque vadano le votazioni sull’immunità da accordare o meno al segretario leghista ed a prescindere dagli esiti giudiziari delle singole vicende, tutti e tre i casi potrebbe costituire importanti precedenti sia politici che giurisprudenziali.

Il caso Diciotti

Quando il 16 agosto 2018 la nave Diciotti della Guardia Costiera italiana ha salvato alcuni migranti a largo di Lampedusa, nessuno ancora si immaginava che in quel frangente stava iniziando il primo vero caso politico e giudiziario dell’era del governo gialloverde. Il primo esecutivo di Giuseppe Conte, formato dal Movimento Cinque Stelle e dalla Lega, era in sella da poco più di due mesi, il ministro dell’interno Matteo Salvini con il caso della nave Aquarius a giugno aveva già dato indicazione della sua linea sull’immigrazione.

Un indirizzo politico volto a non dare autorizzazioni all’approdo alle navi Ong, così come anche alle navi militari. Ed infatti, quando il 20 agosto la nave Diciotti è arrivata al porto di Catania, non c’era il via libera allo sbarco. Questo arriverà soltanto alcuni giorni dopo ed a seguito di trattative sulla redistribuzione.

Quei giorni caratterizzati dalla presenza dei migranti a bordo del mezzo, hanno richiamato una forte attenzione tanto mediatica quanto politica. Per via del salvataggio avvenuto a largo di Lampedusa, il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio è anche salito a bordo per valutare la situazione. È stato il magistrato della procura della città dei templi ad aprire il primo fascicolo sulla vicenda. Altre indagini sono poi scattate sia a Palermo che a Catania. Sotto inchiesta, in particolare, è finito Matteo Salvini con l’accusa di sequestro di persona. Il procedimento è andato avanti proprio a Catania, in cui si è insediato il competente tribunale dei ministri che ha inviato al Senato la richiesta per procedere contro il ministro.

E qui il caso da giudiziario è diventato prettamente politico. Il Movimento Cinque Stelle, non senza un aspro dibattito interno, alla fine ha deciso di votare a favore dell’immunità parlamentare per Salvini. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha parlato, in particolare, di una scelta condivisa da tutto il governo e non solo dall’allora ministro dell’interno: “Sento il dovere di precisare – ha scritto Conte in quell’occasione – che le determinazioni assunte in quell’occasione dal ministro dell’Interno sono riconducibile a una linea politica sull’immigrazione che ho condiviso nella mia qualità di presidente nel Consiglio con i ministri competenti”.

Nel marzo del 2019 il Senato ha votato a favore dell’immunità parlamentare per Matteo Salvini, il procedimento giudiziario è stato dunque interrotto. Ma il caso Diciotti è da allora diventato un precedente a cui, nei mesi successivi, non si mancherà di far riferimento.

Il caso Gregoretti

Nel luglio del 2019 è toccato ad un’altra nave militare far entrare il proprio nome in quello di una nuova vicenda politico/giudiziaria relativa all’immigrazione. La nave Gregoretti, della Guardia Costiera italiana, ha salvato il 25 luglio scorso alcuni migranti presenti in acque maltesi. Una volta però arrivata al porto di Augusta, non ha avuto l’autorizzazione da parte del Viminale a far sbarcare i migranti, proprio come accaduto l’anno precedente alla nave Diciotti.

Tuttavia, il contesto politico in cui è maturata la vicenda è radicalmente diverso rispetto a quello dell’agosto 2018. Il caso infatti si è verificato quando la maggioranza gialloverde era ancora al governo, mentre i suoi sviluppi giudiziari si sono avuti dopo lo strappo tra Lega e Movimento Cinque Stelle, avvenuto a cavallo dello scorso ferragosto.

Lo sbarco dei migranti si è verificato il 31 luglio, la procura di Siracusa ha aperto un fascicolo per comprendere al meglio la situazione intercorsa in quella settimana di blocco. Il procedimento, che ha subito visto ancora una volta Matteo Salvini accusato di sequestro di persona, è quindi passato a Catania. Qui a novembre il procuratore Carmelo Zuccaro ha chiesto l’archiviazione per l’allora ministro, tuttavia il tribunale dei ministri insediato nel capoluogo etneo ha invece ritenuto di richiedere al Senato l’autorizzazione a procedere nei confronti del leader della Lega.

Il caso, come prevedibile, da questo momento in poi è diventato politico. Quando da Catania è arrivata la richiesta, in parlamento la maggioranza era già cambiata: la Lega era all’apposizione, mentre il Movimento Cinque Stelle aveva dato vita ad un nuovo governo Conte con il Partito Democratico. E la posizione sia dei grillini che del presidente del consiglio è risultata diversa rispetto al caso Diciotti. In particolare, il M5S e Conte hanno definito l’azione di Salvini come figlia di una posizione personale, non condivisa dal resto dell’allora governo. Questo perché, sempre secondo i grillini, quando la Gregoretti è entrata in porto c’era già in essere una contrattazione con gli altri paesi europei per la redistribuzione dei migranti e non era necessaria un’azione politica come quella compiuta l’anno precedente con la Diciotti.

La Lega ha invece considerato i due casi in questione, Gregoretti e Diciotti, analoghi. A variare, secondo il carroccio, è stata soltanto la posizione politica del Movimento Cinque Stelle assunta in fase di votazione in Senato. Nelle sue memorie difensive, Salvini ha fatto riferimento a sette mail scambiate tra Palazzo Chigi e Farnesina nei giorni del blocco sulla Gregoretti. Tali missive, secondo l’ex ministro, costituirebbero la prova che la presidenza del consiglio era a conoscenza della situazione ed ha condiviso la posizione del Viminale. Il 12 febbraio il Senato ha dato il via libera al processo su Salvini, con il procedimento che adesso ripartirà da Catania, lì dove il procuratore aveva già chiesto l’archiviazione per il segretario leghista.

 Il caso Open Arms

Del tutto diverso dai casi prima esposti si presenta quello relativo alla nave Open Arms. In primo luogo perché, questa volta, non si tratta di una nave militare bensì quella dell’omonima Ong spagnola. L’unica convergenza con le vicende Gregoretti e Diciotti si ha invece sull’accusa mossa a Salvini di sequestro di persona. Il caso è esploso a ridosso di ferragosto, quando si era già consumato lo strappo tra Lega e M5S. Dal Viminale l’allora ministro dell’interno ha decretato il divieto di ingresso della nave, con alcuni migranti a bordo, in Italia.

Non è stata la prima volta che Salvini ha vietato ad un mezzo di una Ong l’ingresso nel nostro paese, tuttavia in questo caso si è registrato un intervento diretto del procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, il quale il 20 agosto è salito a bordo della nave per verificare la situazione. Dopo l’ispezione, il magistrato ha ritenuto l’intero contesto molto problematico, tanto da ordinare il sequestro del mezzo e lo sbarco dei migranti. In quello stesso giorno a Roma si è consumata la definitiva caduta del primo governo Conte.

Vista la situazione accertata a bordo della Open Arms, la procura di Agrigento ha quindi aperto un fascicolo per sequestro di persona nei confronti di Salvini. La procedura è passata quindi a Palermo, dove si è insediato il tribunale dei ministri. Così come per il caso Diciotti e Gregoretti, in questa fase la vicenda è diventata più politica che giudiziaria. Infatti, da Palermo è arrivata la richiesta al Senato per procedere contro Salvini, palazzo Madama dovrebbe decidere entro il prossimo 26 febbraio.

Sotto un profilo giudiziario, è da notare che nella loro richiesta questa volta sono stati direttamente i giudici a sottolineare la divergenza di posizione tra Matteo Salvini ed il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Quest’ultimo infatti, avrebbe inviato nei giorni dello stop alla Open Arms alcune missive in cui si invitava il ministro a considerare la situazione relativa ai migranti minorenni presenti a bordo. Una divergenza figlia anche dello scontro politico tra Salvini e Conte in atto in quegli stessi giorni, culminato poi con la caduta del governo.

Secondo i giudici l’ex ministro dell’interno avrebbe agito per iniziativa personale, non concordata con il governo. Il caso comunque, come detto, sarà discusso in Senato il prossimo 26 febbraio.

il giornale.it

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