Carola non si tocca, Salvini a processo. Così è la giustizia italiana e se la prendono con la Casellati

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Alla fine processeranno Elisabetta Casellati. Per aver rispettato i termini di legge nella convocazione della giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato, dove si deciderà se Salvini va processato o no per la Gregoretti. La canea rossa sguinzagliata contro la seconda carica dello Stato fa rabbrividire. Hanno il terrore delle regionali del 26 gennaio in Emilia Romagna e Calabria e impallidiscono a pronunciarsi contro il leader leghista prima del voto. Che venga fuori la loro anima giustizialista, che non vale per i loro numerosi compagni inquisiti. Magari indagati più per questioni di mazzette che per la difesa dei confini nazionali.

Non vogliono più la prescrizione, ma preferiscono perdere tempo nel giudizio sul caso Gregoretti. Sono le stesse facce toste e fosche che festeggiano la Cassazione quando stabilisce – anche questo ci è toccato vedere ieri – che Carola Rackete non andava arrestata. Puoi speronare la Guardia di Finanza e rimanere tranquilla per i fatti tuoi. Se invece fai il ministro dell’Interno e in omaggio ad un programma di governo votato dal Parlamento blocchi l’invasione clandestina, puoi farti quindici anni di galera per sequestro di persona. Giustizia. Giustizia italiana. Giustizia all’italiana.

Guai se pure la Casellati fa il suo dovere

Poi, se la presidente del Senato vota in Giunta per il Regolamento – che non è l’Assemblea plenaria – per far rispettare la scadenza dei trenta giorni stabiliti dalle norme per la decisione sul procedimento, in galera dovrebbe finirci pure lei per i lestofanti che la contestano.

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E invece no. Lo scandalo è rappresentato – ma non lo dicono – da una magistratura che perseguita l’azione di governo. Da una maggioranza parlamentare che non scomoda i “complici” di quel ministro: Conte, Di Maio e Toninelli. Perché nessuno chiede a Conte il motivo per cui non fermò – formalmente – l’azione del Viminale se non la gradiva? Invece, a lui e ai suoi compari a Cinquestelle offrono la ciambella di salvataggio.

Il ridicolo si oltrepassa quando si leggono le ulteriori manovre che la sinistra sta architettando con i suoi cervelli in vista della riunione di lunedì. “Non andiamoci”, così il centrodestra voterebbe da solo il no al processo. Hanno fatto carte false per processare Salvini e invece pensano a scappare dalla decisione. E tutto per l’Emilia Romagna. Anche Bonaccini ha bisogno dell’aiutino…

Nemmeno stavolta Mattarella parla…

Per coprire tutte queste nefandezze, se la prendono con la Casellati. Non deve stare dalla parte delle minoranze, dicono. Perché si abituano facilmente alle cariche istituzionali che si schierano dalla parte della sinistra. E quante ne abbiamo viste all’opera, ma solo adesso fanno le anime belle.

Elisabetta Casellati ha fatto solo il suo dovere. Anzi, se ha rischiato di favorire qualcuno è stata proprio la sinistra, che in giunta per il regolamento aveva quattro membri su dieci dall’inizio della legislatura. E ieri mattina, la presidente del Senato ha messo in campo altri due membri della maggioranza di governo nell’organismo. Evidentemente, ne volevano tre, presidente compresa, per impedire il voto di lunedì prossimo.

Sapete perché sono così tracotanti? Perché sanno di avere dalla loro la carica istituzionale più alta, che sta al Colle. Ormai, Mattarella non dice più nulla che possa provocare il minimo grattacapo a Conte e compagnia. Eppure, dovrebbe rappresentare anche quelli a cui Conte non va proprio giù. E se lo fa perché il premier è la quarta carica istituzionale, non dimentichi mai che la seconda si chiama Elisabetta Casellati.

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