Salvini rivuole la naia. La Trenta lo mette in riga

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Roma – «È il modo migliore per fare integrazione fra italiani e stranieri, uomini e donne, ricchi e meno ricchi, è convivere insieme sotto lo stesso tetto, rispettando le stesse regole, imparando il sacrificio, il rispetto, l’educazione civica, nozioni di pronto soccorso e protezione civile».

Per Matteo Salvini quella di reintrodurre il servizio di leva obbligatorio è un’idea fissa. Non ha mai nascosto di essere favorevole alla naia e in occasione di un comizio a Lesine, in Puglia, lo ha detto senza mezzi termini. Servirebbe, per lui, per far «imparare un po’ di educazione» ai giovani. Le sue dichiarazioni, secondo i bene informati, hanno infastidito e non poco il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, una che alla comunicazione tiene particolarmente e che non apprezzerebbe le uscite, social e non, di Salvini, soprattutto quando si tratta di «invasione di campo». Ai suoi avrebbe detto: «Si occupi del suo settore che dei militari mi occupo io».

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Da parte del suo ufficio «pubblica informazione» non arrivano puntualizzazioni, ma in qualche recente intervista non ha esitato a definire quella di Salvini «idea romantica» e «non più al passo coi tempi». Insomma, il capo del Viminale non avrebbe capito, secondo la titolare del dicastero di via XX Settembre, come funzionano le cose in campo militare. La sua sarebbe stata una figuraccia, a sentire qualche esponente del vertice della Difesa, che si è affrettato a dire alle agenzie – schierandosi sulle posizioni dell’attuale ministro, che poi sono le stesse del precedente, Roberta Pinotti – che «i nostri militari sono e debbono essere dei professionisti e su questo aspetto è d’accordo anche Salvini». Il quale, sempre da Lesine, non si è fatto problemi nel chiarire: «Da ministro e da papà vorrei che oltre ai diritti tornassero ad esserci anche i doveri. Io ho un figlio di 15 anni e ogni tanto, sia per lavoro che per divertimento, metto delle foto su Instagram. Anche ieri l’ho fatto, dalle isole Tremiti, e gli scemi non mancano mai. A me la critica piace, altrimenti cambierei mestiere». Proseguendo poi: «Ma c’è chi si sveglia la mattina con il gusto di insultare. Poi, vai a vedere e molti hanno 13, 14, 15 anni e allora mi si conferma il fatto che facciamo bene a studiare i costi, i modi e i tempi per valutare se, come e quando reintrodurre il servizio militare alcuni mesi e il servizio civile per i nostri ragazzi».

Le dichiarazioni del vicepremier non sarebbero state prese con grande entusiasmo dal resto del governo: Salvini, di fatto, sta facendo il premier al posto di Conte. Peraltro, ieri, i sindacati di polizia si sono allarmati in seguito ad alcuni articoli in cui si diceva che il ministro dell’economia e finanze, Giovanni Tria, si sarebbe rifiutato di dare il suo ok al recente decreto del ministro per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno che autorizza 8mila assunzioni nel comparto delle Forze di polizia e dei Vigili del fuoco. Alla base della decisione ci sarebbero le scarse disponibilità di fondi. L’allarme, però, è rientrato in serata, quando fonti vicine al Viminale hanno fatto sapere non solo che Tria non avrebbe mai detto una cosa del genere, ma che «c’è copertura finanziaria e quindi nessuno stop da parte del governo: oltre alla conferma del turnover, ci sarà il piano di assunzioni straordinarie. IL GIORNALE.IT

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