L’accusa che imbarazza il Pd: “Oliverio promise ai boss un centro migranti”

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Alla fine del 2014 “Oliverio si è presentato candidato regionale… diciamo… per la presidenza regionale…

e De Luca stava raccogliendo i voti su richiesta anche della famiglia Grande Aracri”. Una vera e propria bomba a pochi giorni delle elezioni Regionali in Calabria, in programma domenica 26 gennaio. A parlare è Giuseppe Giglio, uno dei pentiti della cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri di Cutro, in provincia di Crotone. Nell’ambito dell’inchiesta della magistratura calabrese emergono interessi della mala per l’accoglienza di migranti: “In cambio (Oliverio, ndr) poteva darci una mano su qualcosa di cui avevamo bisogno… e abbiamo parlato in quel momento… e so che lui gliel’aveva anche accennato lì a Oliverio, per quanto riguardava una autorizzazione per fare un centro per i profughi, per darci una mano, diciamo”. Il governatore della Regione Calabria avrebbe anche promesso che “come andava presidente gli avrebbe dato un posto […] avrebbe messo a disposizione a me, al figlio e a Giovanni (De Luca, ndr) questa struttura che era già realizzata a San Giovanni in Fiore”. Dunque il dem “era ben felice di poter dare una mano se fosse andato, diciamo, perché ancora non era stato eletto”.

L’ex ‘ndranghetista ha rivelato al magistrato che avrebbe dovuto raccogliere voti per il politico, organizzando un’assemblea nel proprio agriturismo: “Non le nascondo che doveva esserci una riunione nel mio ristorante per raccogliergli i voti, ma io dovevo partire e non c’ero. Gli avrei messo a disposizione comunque il ristorante”. Alla fine del verbale, il pentito ha comunque precisato di non aver “mai visto Oliverio”.

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La replica

Come riportato dall’edizione odierna de La Verità, è arrivata la smentita da parte del difensore di Oliverio: “Lui non ha mai visto Grande Aracri, tantomeno cugini o parenti. Disconosce completamente la vicenda”. L’avvocato Vincenzo Belvedere riduce dunque tutto a “boutade del narrato de relato (per sentito dire, ndr) del collaboratore”. Dunque Giglio avrebbe fornito una versione raccontatagli da altri. Una testimonianza potrebbe essere rappresentanta dal fatto che “un centro migranti, acennata contropartita in favore dei voti, non sia mai gestito dalle Regioni, tantomeno la nostra, in quanto la gestione è stata sempre di esclusiva competenza del Ministero degli Interni”.

Altri guai

Ma gli imbarazzi per il Partito democratico potrebbero non essere finiti: nel fascicolo ci sono le accuse all’ex vicepresidente della Regione Calabria Nicola Adamo, marito della deputata Pd Enza Bruno Bossio, che – secondo gli investigatori – sarebbe stato in contatto con Ottavio Rizzuto, presidente della Bcc del Crotonese (una piccola banca di credito cooperativo calabrese), definito “l’anello di congiunzione tra gli ambienti della politica e quelli della imprenditoria mafiosa”. Secondo gli investigatori, Rizzuto chiedeva “garanzie e rassicurazioni”, definendosi un uomo di parola che avrebbe mantenuto gli impegni presi se i suoi interlocutori avessero fatto lo stesso: “Io l’ho fatto sempre nella mia vita, ci ho detto, guardate che io, quando prendiamo impegni, se si deve sottoscrivere una cosa è poi campo mio a mantenere la cosa”.

il giornale.it

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