Weah finisce in fuorigioco: migliaia in piazza Sono spariti 25 miliardi di dollari del governo

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Come nella fiaba di Andersen, il re è nudo. Resta da capire se George Weah abbia fatto tutto da solo o se si sia circondato di furfanti di provata esperienza.

All’appello mancano 25 miliardi di dollari che il governo liberiano ha ritirato lo scorso anno dalla Federal Reserve. Soldi che dovevano servire per riempire le casse dello Stato dando ossigeno a una situazione economica disastrosa.

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Per queste ragioni Monrovia rischia di diventare una polveriera: il popolo liberiano, che il 21 gennaio del 2018 aveva deciso di affidare la guida del proprio Paese all’ex Pallone d’Oro, oggi invoca a gran voce le sue dimissioni. La gente si è appostata negli ultimi dieci giorni davanti al palazzo presidenziale con materassi per trascorrere la notte e addirittura cucine da campo. La polizia li ha respinti con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni, misure che fanno crescere le tensioni e rendono sempre più imminente il punto di rottura. I manifestanti chiedono a King George di fare chiarezza sia nei conti che nella gestione amministrativa, facendo riferimento anche a gravi fatti di corruzione. Decine di associazioni della società civile, comprese quelle dei giovani, che furono grandi supporter di Weah, hanno formato il consiglio dei patrioti, fortemente appoggiato dai partiti dell’opposizione. Henry Costa, popolare speaker radiofonico e tra i maggiori sostenitori del movimento, ha fatto sapere che questa manifestazione rappresenta solo l’inizio: «Resteremo nelle strade e nelle piazze finché non otterremo risultati concreti». Weah doveva rappresentare la svolta per la Liberia, ma ha fallito. Buona parte della popolazione vive senza i servizi essenziali, come acqua corrente ed energia elettrica, in parte riconducibile alla corruzione endemica. Dopo i lunghi anni di guerra civile la riconciliazione non è stata facile. I giovani che avevano combattuto allora, oggi sono senza istruzione e lavoro. Si sentono frustrati dalla precarietà e dall’assenza di opportunità future. In particolare gli ex bambini soldato sono emarginati dalla società e vivono nelle baraccopoli.

L’ex milanista comunque non si sottrae alle critiche e, intervistato dalla tv di Stato, ha difeso il suo primo anno di mandato. «In questo periodo sono state costruite strade per collegare villaggi isolati, abbiamo pagato le tasse per sostenere gli esami a coloro che non avevano i mezzi e ora tutte le scuole pubbliche sono gratuite. Non credo che possiamo essere biasimati per questo. Anche sul denaro si farà chiarezza». Il messaggio punta a rassicurare la comunità internazionale, dopo che le Nazioni Unite e la Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale hanno esortato il governo e l’opposizione liberiani ad aumentare gli sforzi di dialogo. L’opposizione tuttavia vuole le sue dimissioni.

il giornale.it

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