Tiziano Renzi, parla un ex operaio: ‘Mai visto un contratto’.

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Lavoratori in nero anche nell’azienda di Tiziano Renzi, babbo di Matteo, e non solo dunque in quella di Antonio Di Maio , padre di Luigi. O almeno, questo è ciò che riporta oggi il quotidiano La Verità diretto da Maurizio Blepietro, con uno scoop firmato da una delle penne di punta del giornale, Giacomo Amadori. Il giornalista è riuscito a contattare un certo Andrea Santoni, qualificato come “ex distributore di giornali” impiegato nell’azienda di babbo Renzi. Santoni denuncia senza mezzi termini il fatto di non aver mai visto né tantomeno firmato un contratto regolare di lavoro.

Racconto che, scrive Amadori, sarebbe stato confermato anche da un’altra persona che ha lavorato con i Renzi.

L’inchiesta de La Verità sul presunto lavoro in nero nell’azienda di babbo Renzi
Dopo giorni di assedio mediatico nei confronti di Antonio Di Maio [VIDEO], padre del vicepremier, ministro del Lavoro nonché leader del M5S, Luigi Di Maio, le armi degli assedianti (politici e giornalisti) potrebbero ritorcersi proprio contro loro stessi.

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O almeno, come appena anticipato, sarebbe così se lo scoop pubblicato questa mattina da La Verità si dovesse rivelare vero e non una bufala. Giacomo Amadori, cornista d’assalto del quotidiano fondato e diretto da Maurizio Belpietro, è infatti riuscito ad intervistare un tale Andrea Santoni, un ex dipendente della azienda Chil srl, appartenuta a Tiziano Renzi. La società della famiglia Renzi si occupava della distribuzione dei giornali nella Regione Toscana e organizzava piani di comunicazione per eventi. Ebbene, secondo la confessione rilasciata da Santoni, il “figlio” di Tiziano, cioè Matteo, portava ad alcuni dipendenti, tra cui lui, “le copie dei giornali da vendere ai semafori”. Poco dopo, lo stesso Renzi junior ripassava per “ritirare gli incassi”, lasciando ai lavoratori “una quota”.

Anche se, conclude Andrea Santoni, loro non hanno “mai visto un contratto”.

Belpietro: ‘Un boomerang per il Rottamamtore’

Insomma, l’attacco politico sferrato da Matteo Renzi nei confronti di Luigi Di Maiorischia di diventare un vero e proprio boomerang per il rottamatore, come scrive il direttore de La Verità, Maurizio Blepietro, nell’editoriale che accompagna lo scoop di Amadori. Belpietro si chiede polemicamente che cosa mai avesse in mente l’ex premier e segretario del Pd quando, non appena scoppiata la bomba mediatica delle Iene sul padre di Di Maio, è “zompato sul caso”. Belpietro ricorda che, a poche ore dal servizio andato in onda su Italia 1, Renzi aveva immediatamente dato “fuoco alle polveri” mediatiche, con un post pubblicato “in piena notte” tra domenica e lunedì scorsi, aprendo la strada al video strappalacrime postato da Maria Elena Boschi poche ore dopo.

Il direttore de La Verità punta il dito contro tutto il Pd, arrivato persino a pretendere una audizione in parlamento di Luigi Di Maio, nelle vesti di ministro del Lavoro, per un presunto “conflitto di interessi”.

 

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