“Da ragazzo fui violentato da sei persone”

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È noto per essere un giornalista, uno scrittore e un gastronomo, Edoardo Raspelli: firma de La Stampa e volto noto della tv, dove ha condotto e conduce programmi di successo come «Che fai, mangi?» e «Melaverde».

Di lui si sapeva che iniziò a scrivere nel 1969 sul Corriere della Sera diretto da Giovanni Spadolini e che sei anni più tardi, con Cesare Lanza al timone, diede vita alle pagine settimanali dedicate ai ristoranti con la sua rubrica di stroncature. Che il suo gusto e il suo olfatto sono assicurati per 500mila euro.

Meno si sapeva della sua vita privata, o meglio ancora della sua adolescenza tormentata. Resa pubblica a 69 anni suonati con durezza ma anche con la consueta eleganza, in un racconto scritto per il settimanale Cronaca Vera (in edicola oggi) nella rubrica «Confessioni vere-Vip». È una storia di abusi sessuali, subiti quando aveva 12 e poi 14 anni da parte dei suoi amichetti dell’epoca. Che tanto amici non erano, evidentemente.

Il giovane Edorardo faceva la seconda media al Tiepolo quando conobbe per la prima volta il sesso, in modo traumatico e con l’inganno. Racconta che il suo compagno Massimo lo attirò in bagno con la scusa di mostrargli le nudità della sorellina: «chiuse la porta, mi fece sdraiare e mi accarezzò fino al piacere e alla vergogna. Voleva che ricambiassi ma scappai inorridito, sconvolto, incuriosito, travolto».

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Due anni dopo la seconda esperienza, decisamente meno soft. Capitò durante le vacanze estive che Raspelli rammenta di aver trascorso nel collegio maschile Tigullio di Chiavari: «Era la casa del professor M., non una villa ma quasi un castello, nel verde, in cima ad un angusto vialetto che saliva verso la collina dal centro della città, con tanto di torretta di avvistamento». Segue il resoconto della violenza: «Avevano ammonticchiato, in una stanza che sembrava una specie di pozzo, decine di vecchi materassi ancora in buon stato. Noi ragazzini ci buttavamo a turno, giocavamo, ce lo mostravamo a vicenda cercando di decretare il vincitore in lunghezza, in larghezza, in turgore. Un giorno mi assalirono in sei, mentre ero nella mia camera sul letto a riposare. In quattro mi bloccarono, uno mi chiuse la bocca, un altro mi tirò giù i pantaloni. Per la seconda volta provai il piacere e la vergogna».

Ed è proprio così che si intitola il suo articolo: «Il piacere e la vergogna: adolescenze tra emozioni, ansie, turbamenti». Un outing tanto crudo quanto imprevisto, che si conclude col racconto di quella volta che sua madre lo vide commuoversi mentre guardavano il film «Le amicizie particolari» al cinema. Allora aveva 16 anni, e la mamma gli disse: «Preferirei che fossi morto, piuttosto che tu fossi come loro». IL GIORNALE.IT

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