Vittorio Feltri: “La sinistra non esiste più, sono rimasti solo i fighetti da salotto”

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Caro signor Francesco, comprendo la sua delusione. In gioventù sono stato anche io di sinistra. A circa 20 anni ero addirittura segretario della federazione bergamasca socialista insieme con Mario Ronzoni, giornalista pure lui, prematuramente deceduto.
Conosco, avendoli condivisi, i travagli di quella parte. Nel 1968 e dintorni mi sganciai dalla corrente lombardiana per disgusto: non sopportavo le intemperanze e le violenze degli studenti, imitati dai genitori, purtroppo. Si creò in Italia un clima invivibile, i luoghi comuni dei maoisti e similari mi facevano ribrezzo.

Ne detestavo peraltro il linguaggio stereotipato: «portare avanti il discorso», «bisogna esaminare le questioni a monte e non a valle» e idiozie del genere. Quando si comincia a dare la caccia alle streghe, io sto con le streghe. L’ ho sempre pensata così e non me ne pento.

Mi accorsi ben presto che il PCI e vari epigoni erano fabbriche instancabili di conformismo. Cosicché mi allontanai dalla politica attiva, limitandomi a raccontarla sui quotidiani senza sposare le tesi di alcun partito. Mi pare che pure lei sia sulla buona strada per non essere un beota. Buon viaggio. Arriverà presto al traguardo.

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Io ormai non credo più in niente. A volte mi vengono delle idee ma non sono sicuro di condividerle. Il mondo è liquido ed è più facile annegare che galleggiare.La sinistra non c’ è più da anni, ne è rimasto un simulacro anemico da quando Botteghe Oscure è fallita con la casa madre, l’ Unione Sovietica. Rimangono in Europa i socialdemocratici che annaspano. In Italia il Pd ha tentato con un maquillage di trasformarsi da gruppo comunista in gruppo progressista. Tuttavia non è stato capace di rinnovarsi culturalmente e anziché dedicarsi alla soluzione dei problemi nazionali, si è buttato sui diritti civili, facendo il verso al partito radicale, di cui ora è una brutta copia nella forma, avendone ereditato l’ esiguità elettorale: poco seguito e pochi voti.

I dirigenti alla Martina sono convinti di recuperare consensi sponsorizzando lo ius soli, che 80 cittadini su 100 non sanno nemmeno cosa cazzo sia, e che l’ accoglienza indiscriminata dei neri sia auspicata dal popolo. Se un apparato è tanto stolto da inserire nel proprio programma certe bischerate, considerandole basilari, non può che assottigliarsi e perire fra atroci tormenti. I tempi sono mutati. Le ideologie sono morte, i sogni proletari sono svaniti; alla sinistra non rimane che difendere l’ articolo 18 e il posto fisso – ormai inesistente -; nonché incentivare l’ arrivo incontrollato dei profughi, i quali hanno scassato l’ apparato genitourinario di quasi tutti gli abitanti della penisola.

Andare contro al comune sentire della gente non è un bel metodo per vincere le elezioni. È vero che non sempre in democrazia ha ragione la maggioranza, ma se ha torto bisogna dimostrarlo e non limitarsi ad accusarla di razzismo. Se i postcomunisti perdono è perché non hanno più l’ orecchio vicino alla base e danno retta soltanto ai fighetti dei salotti. Quei salotti in cui i negri non hanno accesso.

 

 

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