Vittorio Feltri demolisce il Pd: “Morti che parlano. Ma come vi siete ridotti?”

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Sono un grande estimatore di Ernesto Galli della Loggia, il quale ieri, sul Corriere della Sera, consiglia al Pd in stato comatoso, se intende risorgere, di andare oltre la sinistra. I suoi sono ragionamenti raffinati e molto complessi, probabilmente ispirati a profonda cultura politica. Ma io non sono d’accordo. I dem non possono andare oltre la sinistra per il semplice fatto che la sinistra non c’è più da tempo. Ne è rimasto un pallido simulacro. Non che la cosa mi addolori, giacché in Italia, dal secondo dopoguerra in poi, i progressisti dotati di un bagaglio di voti, erano stati sempre i comunisti. Che a me non sono mai piaciuti.

All’inizio degli anni Novanta, caduto il muro di Berlino e in via di dissolvimento il regime sovietico, crollò l’ideologia, o la teoria marxista, la quale tuttavia per forza di inerzia resistette per un po’ nelle menti e nei cuori dei militanti. Defunto il Pci, soffocato da Occhetto, uomo lungimirante, rimase in piedi la struttura di Botteghe Oscure con l’intera organizzazione sul territorio. Talché gli ex comunisti, pur travolti da Mani pulite, invece che in galera, a differenza dei democristiani e dei socialisti, finirono al governo. Ovvio erano in crisi, ciononostante gli elettori non se ne erano ancora resi conto. Lo fecero nel corso dei lustri successivi, quando furono costretti ad affidarsi al democristiano Prodi, un parroco abile e scaltro, per prevalere in un paio di consultazioni.

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Decaduto Mortadella, i postcomunisti, orfani del socialismo reale o ideale, si sono trovati in brache di tela. Privi del motivo di esistere. Cosicché, per dare un senso al partito, poveracci, hanno ripiegato su succedanei inefficaci onde recuperare consensi: i luoghi comuni del perbenismo, del politicamente corretto, le prediche moralistiche, l’antifascismo (in assenza di fascismo, pratica ridicola), l’accoglienza dei negri, lo ius soli e roba simile che sta a cuore a una minoranza di fighetti che se la tirano da intellettuali illuminati.

Di fatto il Pd si è ridotto a livello di club della caccia i cui iscritti costituiscono una élite ostile ai sentimenti proletari, sganciata dalla realtà. Normale che non raccolga voti bensì ne perda in quantità industriali a vantaggio dei bischeri grillini, che si vantano della propria ignoranza abissale, e della Lega salviniana, accusabile di ogni nefandezza però non di essere sorda alle questioni che scuotono la sensibilità del popolo. Ora chiedere a Martina di mutare spartito per recuperare suffragi è un esercizio velleitario. Non è facile per un ragazzo sprovveduto e per un movimento stremato dai fallimenti trasformare le proprie truppe di ex comunisti in democristiani d’antan.

I marpioni dello Scudocrociato avevano allestito un gruppone con nove correnti, le quali tuttavia al momento delle decisioni irrevocabili si ricompattavano e deliberavano all’unisono.

La Dc, quanto il fascismo, era un partito-mamma, difendeva il potere e lo amministrava cum grano salis, puntava all’interesse generale, non si piegava alle mode culturali. E resisteva ad ogni attacco. Immaginare che i rimasugli dei dem siano all’altezza di ripercorrere le strade impervie battute dai Fanfani e dai Forlani e dai De Mita è una ingenuità. Il Pd è un morto che parla, e presto non avrà più neanche la voce.

 

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