Cacciari sulla guerra Iran-Israele: “Domina la forza, Europa in vassallaggio”

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran non è solo un conflitto regionale. È un passaggio che potrebbe segnare una trasformazione profonda dell’ordine internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale.

Escalation e ridefinizione degli equilibri

Gli attacchi su Teheran, le operazioni nel sud del Libano, le tensioni nel Golfo Persico e le ripercussioni energetiche mostrano come il conflitto stia assumendo una dimensione sistemica. Le potenze si muovono su più livelli: militare, economico, diplomatico.

Gli Stati Uniti puntano a ridimensionare l’influenza iraniana, Israele mira a neutralizzare una minaccia strategica esistenziale, mentre Russia e Cina osservano e valutano come trarre vantaggio dal nuovo equilibrio.

In questo quadro si inserisce l’intervento di Massimo Cacciari, che interpreta la crisi come il sintomo di un mutamento più profondo.

Il ritorno del “diritto naturale”

Secondo Cacciari, il mondo contemporaneo sarebbe entrato in una fase in cui il diritto internazionale perde centralità e prevale la forza. Non una rottura improvvisa, ma il risultato di un progressivo logoramento delle istituzioni multilaterali.

La prospettiva evocata è quella di una possibile terza guerra mondiale, non necessariamente con le forme del passato, ma come conflitto diffuso, frammentato e permanente tra blocchi di potere.

Strategia senza truppe di terra

Nella sua analisi, gli Stati Uniti non punterebbero a un’occupazione diretta dell’Iran. La tecnologia militare consente oggi di perseguire obiettivi di destabilizzazione senza dispiegare eserciti sul campo.

Bombardamenti mirati e pressione costante potrebbero, nei calcoli strategici, favorire una trasformazione interna del regime. Ma il rischio di effetti imprevedibili resta elevato.

Il declino europeo

La parte più critica dell’intervento riguarda l’Europa. Per Cacciari, il continente avrebbe perso centralità strategica, limitandosi a reagire alle decisioni altrui.

La mancanza di una politica estera realmente unitaria e di una difesa comune autonoma renderebbe l’Unione incapace di giocare un ruolo decisivo. In un mondo che si riorganizza attorno alla potenza, l’Europa rischierebbe di scivolare ai margini.

Un’analisi che fotografa un sistema internazionale sempre più instabile, dove la deterrenza e la forza tornano a occupare il centro della scena.

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