Iran, il braccio destro di Musk avverte l’Italia: “Basta un peschereccio a Ostia e 5 droni per colpire Palazzo Chigi e Quirinale”

L’Italia è davvero pronta a fronteggiare un eventuale attacco con droni o azioni ostili simili a quelle che stanno interessando i Paesi del Golfo? A sollevare il tema è Andrea Stroppa, considerato il referente italiano di Elon Musk, che su X ha delineato uno scenario critico per la sicurezza nazionale.
Secondo Stroppa, il sistema Paese sarebbe «del tutto impreparato» a fronteggiare minacce moderne e asimmetriche. In caso di attacchi coordinati, scrive, l’Italia vedrebbe compromesse in appena 48 ore infrastrutture strategiche come aeroporti, stazioni ferroviarie, reti energetiche e ospedali. Un quadro che, nelle sue parole, impone una riflessione urgente sulle capacità di difesa aerea e sulle contromisure contro i droni.
Il modello tedesco e l’asse Rheinmetall-Anduril
Per colmare il divario, Stroppa indica una strada precisa: seguire il «modello tedesco». La Germania starebbe infatti investendo su due livelli: da un lato sistemi avanzati e costosi contro minacce sofisticate, facendo leva sul colosso Rheinmetall; dall’altro, collaborazioni strategiche con aziende tecnologiche come Anduril.
L’informatico ricorda di aver suggerito già tre anni fa un dialogo privilegiato tra le istituzioni italiane e Anduril. Nel frattempo, sottolinea, la società americana avrebbe stretto accordi con i governi di Germania, Polonia e Regno Unito. Un’occasione che, a suo dire, l’Italia avrebbe perso.
La proposta attuale punta su un doppio obiettivo: acquisire know-how ucraino per sviluppare rapidamente capacità difensive basate sui droni e coinvolgere grandi player nazionali come Leonardo insieme a una rete di PMI per produzione e integrazione tecnologica. A finanziare il piano, secondo Stroppa, dovrebbero essere Cassa Depositi e Prestiti e le principali banche italiane.
Roma nel mirino e la minaccia asimmetrica
L’analisi si concentra in particolare sulla vulnerabilità di Roma. Stroppa sostiene che non sarebbe necessario un attacco diretto dall’Iran per mettere in crisi il sistema difensivo italiano. «Basterebbe un peschereccio al largo di Ostia», scrive, ipotizzando il lancio di cinque droni di medie dimensioni carichi di esplosivo capaci di colpire in meno di mezz’ora obiettivi istituzionali come Palazzo Chigi e il Quirinale.
Nel mirino anche l’efficacia dei dispositivi anti-drone attualmente in dotazione all’Esercito, ritenuti inadeguati contro minacce di questo tipo. L’allarme riguarda dunque non solo la difesa convenzionale, ma la capacità di prevenire e neutralizzare attacchi asimmetrici, sempre più centrali nei conflitti moderni.

Investimenti, tecnologia e occupazione
Oltre alla dimensione militare, Stroppa lega il tema della sicurezza a quello dello sviluppo industriale. Difendersi significherebbe anche assimilare tecnologia e creare posti di lavoro, costruendo una filiera nazionale capace di competere a livello europeo.
Nel suo intervento, tuttavia, traspare scetticismo sulla possibilità che le sue proposte vengano accolte. Con un messaggio rivolto tanto alla maggioranza quanto all’opposizione, l’imprenditore chiude augurando «buon lavoro», lasciando intendere che il dibattito sulla difesa italiana rischia di restare confinato alle dichiarazioni, senza tradursi in un piano operativo concreto.
Il tema resta aperto: tra tensioni internazionali e nuove tecnologie belliche, la questione della sicurezza nazionale torna al centro dell’agenda pubblica, sollecitando scelte strategiche che potrebbero incidere sul futuro del Paese.




