Vannacci subito contro Salvini: il ministro umiliato così dai fedelissimi del generale

Giornata politicamente complessa per il centrodestra e per il governo Meloni, messo alla prova alla Camera dei deputati dall’esordio parlamentare dei cosiddetti vannacciani, i tre deputati confluiti nel movimento Futuro Nazionale guidato dal generale Roberto Vannacci. Due di loro, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, provengono dalla Lega, e il debutto è avvenuto su un tema altamente divisivo: il decreto per l’invio di aiuti, anche militari, all’Ucraina.

Proprio il dossier Ucraina rappresenta il punto di maggiore frizione per il partito di Matteo Salvini, ed è su questo terreno che Vannacci ha consumato la rottura politica nelle scorse settimane. In Aula non sono mancati attacchi diretti al segretario leghista, accusato di incoerenza tra dichiarazioni pubbliche e linea parlamentare.

A rendere ancora più delicato il quadro è stata la decisione del ministro della Difesa Guido Crosetto, presente eccezionalmente in Aula, di porre la questione di fiducia a nome del governo. Una scelta che, secondo lo stesso Crosetto, non servirebbe a nascondere una crisi interna, ma piuttosto a renderla evidente, costringendo tutti a schierarsi apertamente.

Di fatto, però, la fiducia ha anche evitato un dibattito prolungato sugli emendamenti più sensibili, in particolare quelli che chiedevano lo stop all’invio di armi a Kiev, sui quali i vannacciani avrebbero potuto mettere in difficoltà soprattutto la Lega. Dopo i primi interventi, la conferenza dei capigruppo ha rinviato il voto: domani, mercoledì 11 febbraio, sono previste le dichiarazioni di voto e poi la chiama sulla fiducia.

Il primo intervento ufficiale di Futuro Nazionale, affidato a Edoardo Ziello, è stato un duro affondo contro Salvini. Il deputato ha accusato il leader leghista di essere “schiacciato dalle proprie contraddizioni”, sostenendo che sul decreto Ucraina si sia sempre espresso contro “a parole”, salvo poi chiedere ai parlamentari di votare a favore.

Nel suo discorso, Ziello ha invocato un approccio diplomatico anziché militare, citando anche Donald Trump, spesso richiamato dallo stesso Salvini. “La maggioranza degli italiani non vuole continuare a inviare armi a Zelensky”, ha affermato, accusando la Lega di aver voluto la fiducia per impedire un vero confronto parlamentare. La chiusura è stata una stoccata personale: “La coerenza sta a Salvini come la puntualità sta ai treni di Trenitalia”.

Sulla stessa linea anche Roberto Vannacci, che sui social ha pubblicato una “cronistoria dell’incoerenza” del leader leghista, sostenendo che la fiducia serva a evitare voti di coscienza o assenze tra i parlamentari della Lega. “Io sono sempre coerente con i miei valori”, ha scritto il generale.

Dalle opposizioni sono arrivate richieste di chiarezza. Angelo Bonelli (Avs) ha parlato di “deflagrazione della maggioranza”, prendendo le distanze da Vannacci. Federico Fornaro (Pd) ha sostenuto che la fiducia sia stata posta per paura di spaccature interne, mentre Riccardo Ricciardi (M5s) ha attaccato sia il governo sia i vannacciani, accusandoli di opportunismo politico.

Nel dibattito è intervenuto anche Benedetto Della Vedova (+Europa), che ha parlato di un evidente problema politico nella maggioranza, mentre per Azione Fabrizio Benzoni ha confermato il sostegno agli aiuti all’Ucraina, definendo però la crisi interna al centrodestra ben più ampia dei tre deputati di Futuro Nazionale.

Resta ora da capire come voteranno i vannacciani sulla fiducia. Dopo il rinvio, Sasso ha parlato di una “fase di valutazione”, ribadendo la volontà di essere interlocutori del centrodestra. Ziello ha chiarito che la decisione finale spetterà a Vannacci, distinguendo il voto di fiducia da quello sul merito del decreto. Intanto Crosetto ha chiuso con parole durissime: “Non guardo con rispetto chi sputa nel piatto dove ha mangiato fino a ieri”, segnando un ulteriore strappo in una giornata già carica di tensioni.

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