Milano, scossa di terremoto in Lombardia. Bruno Finzi, “Check-up agli edifici più vecchi”

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Milano c’è ancora incredulità per quanto avvenuto il 18 dicembre scorso, quando una scossa di terremoto ha colpito gran parte della regione Lombardia. Il sisma, con epicentro a Bollate Sotto, nella bergamasca, è stato individuato ad una profondità di 26 chilometri di profondità e secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha avuto una magnitudo compresa tra 4.3 e 4.5. Una scossa quindi piuttosto forte, tanto che nel capoluogo meneghino, ma anche altrove, la gente è scesa in strada. 

Il terremoto non ha fortunatamente provocato danni a cose o persone, anche se i Vigili del Fuoco hanno fatto una ricognizione in città per vedere se gli edifici fossero in sicurezza e non avessero subito danni. In queste ore sulla vicenda è intervenuto Bruno Finzi, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Milano, il quale a Repubblica ha rilasciato una lunga intervista, in cui ha spiegato le condizioni in cui si trovano gli edifici di Milano a livello di stabilità e costruzione. 

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Finzi: “9.000 edifici hanno bisogno di un check-up”

Bruno Finzi ha spiegato come Milano sia una città tutto sommato sicura dal punto di vista delle costruzioni, anche se le accelerazioni previste dalla normativa in materia di costruzioni antisismiche “non sono elevatissime”. L’ingegnere ha spiegato un condominio che ha sette-otto piani ed è costituito da uno scheletro di cemento può soffrire gli spostamenti causati da un sisma ma non dovrebbe avere grossi problemi di staticità.

Per fare capire meglio il concetto, Finzi ha spiegato che quando accade un terremoto c’è come “una mano che afferra e scuote un edificio”. Oggi ci sono dei precisi criteri anti sismici per poter costruire gli edifici, specialmente nelle zone dove è più frequente che si verifichino scosse. Ci sono norme di progettazione precise anche per quanto riguarda gli edifici più bassi, così ha spiegato Finzi. 

Secondo l’ingegnere a Milano gli edifici più fragili sono quelli costruiti dopo la Seconda Guerra Mondiale, i quali sono stati edificati con un calcestruzzo contenente poco cemento e molta acqua, e ciò fa si che la struttura si degradi facilmente a causa delle intemperie e dello smog. “Secondo le nostre stime sono circa 9 mila: sono quelli più a rischio, che avrebbero bisogno di un check up. È anche per questo che il Comune ha cercato di capire in quale stato si trovasse il patrimonio edilizio della città” – così ha spiegato a Repubblica Bruno Finzi. 

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