Piano horror sulle pensioni e per chi ha una casa: italiani su tutte le furie

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La partita decisiva del governo ha un solo nome: pensioni. Da qui passano il futuro dell’esecutivo, la tenuta stessa della maggioranza e la capacità di spesa dei pensionati che verranno. Il nodo da sciogliere sul fronte previdenziale riguarda la scadenza del 31 dicembre 2021. Dopo quella data uscirà di scena Quota 100 che di fatto ha scandito i prepensionamenti degli ultimi 3 anni. Cosa accadrà dopo è un mistero. L’esecutivo, molto probabilmente questo autunno, deciderà la nuova strada da seguire. Ma intanto dall’Ocse arrivano alcuni consigli sul fronte delle pensioni.

Addio quota 100

Nel mirino finiscono quota 100, i trattamenti di reversibilità e anche Opzione Donna. Andiamo per ordine. Sulla riforma varata dal governo gialloverde il giudizio è secco: costa troppo. “Se Quota 100 fosse adottata su base permanente, la spesa pensionistica registrerebbe un aumento cumulativo pari a 11 punti percentuali del Pil tra il 2020 e il 2045” scrive l’Ocse che riprende una stima fatta dal Mef. “Pertanto, sarebbe opportuno lasciar scadere “Quota 100″ nel dicembre 2021”, fanno sapere sempre dall’Ocse.

E su questo scenario è intervenuto il ministro del Tesoro, Daniele Franco: “Sulle prospettive del sistema previdenziale esistono “preoccupazioni di breve e medio termine” e “dobbiamo aumentare il livello partecipazione al mercato del lavoro, soprattutto di donne e giovani e di chi vive al Sud. Sono fiducioso che il governo troverà un equilibrio” soprattutto in vista della scadenza di Quota 100. “Siamo consapevoli che gruppi di lavoratori più anziani potrebbero affrontare difficoltà” e “sono aspetti che vanno valutati” ha ammesso Franco, aggiungendo di non volere “indicare soluzioni” visto che “devono essere discusse” dall’esecutivo.

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Nel mirino gli assegni di reversibilità

C’è poi da tenere d’occhio il secondo punto: le pensioni di reversibilità. E l’Ocse non usa giri di parole: “Per contenere ulteriormente i costi, inoltre, le pensioni di reversibilità permanenti – pari al 2,4% del Pil rispetto alla media Ocse dell’1% – non dovrebbero essere rese disponibili alle fasce fortemente al di sotto dell’età pensionabile”. Dunque dall’Ocse viene richiesto tra le righe un intervento proprio sulle pensioni che percepiscono milioni di italiani maturate dopo il decesso di uno dei coniugi. La lista della “spesa” dell’Ocse però non si ferma qui.

A rischio Opzione donna

Infatti tra le misure in bilico entra anche Opzione Donna. L’uscita anticipata a 58 anni con almeno 35 anni di contributi, in questi ultimi anni è stata confermata con rinnovi di 12 mesi ad ogni legge di Bilancio. Un’uscita di scena di questo strumento per il pensionamento anticipato potrebbe creare non pochi malumori tra quelle donne che attendono il trattamento previdenziale. Insomma di fatto l’Ocse consiglia di tornare ad una Fornero pura dopo la scadenza di Quota 100. Su questo punto il leader della Lega, Matteo Salvini, ha già fatto sapere di non voler discutere auspicando una nuova riforma che permetta ai lavoratori una finestra d’uscita anticipata. Al momento le opzioni sul campo sono una quota 102 oppure una quota 41 pura. Ma non finisce qui.

Reddito di cittadinanza da ridurre

L’Ocse ha messo nella black list anche il reddito di cittadinanza che da più parti, centrodestra in testa, potrebbe subire cambiamenti. “Il numero di beneficiari che di fatto hanno poi trovato impiego è scarso: le autorità attribuiscono tale esito alla distanza tra i beneficiari e i relativi mercati del lavoro”. Per questo, secondo l’ Ocse, bisogna “ridurre e assottigliare il Reddito di Cittadinanza per incoraggiare i beneficiari a cercare lavoro nell’economia formale e introdurre un sussidio per i lavoratori a basso reddito”.

Più tasse su immobili e successione

Infine arriva il pressing per una vera riforma del Fisco che possa ridurre il peso delle tasse sulle tasche dei lavoratori: “È necessario attuare una riforma fiscale olistica che mitighi la complessità del regime e riduca permanentemente le imposte sul lavoro, finanziata grazie alle entrate derivanti da migliori livelli di compliance, minori spese fiscali e maggiori imposte su beni immobili e successioni”. Anche in questa frase di fatto si legge un consiglio inquietante: un aumento della tassazione sulla proprietà già vessata da diversi balzelli. Ora la palla passa al governo che entro fine anno dovrà delineare lo schema per il nuovo percorso previdenziale e per il nuovo sistema fiscale. Ma di fatto, proprio sulle tasse, come ha ricordato ilGiornale oggi in edicola, l’intervento dell’esecutivo rischia di slittare. E di parecchio…

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