Senaldi sbertuccia le Sardine: «Santori si autocandida? Dio ce ne scampi, meglio Ciampolillo»


Pietro Senaldi sbeffeggia le sardine. Mattia Santori nei giorni scorsi è uscito dal silenzio per criticare Mario Draghi. «L’effetto Draghi dimostra che siamo ancora dipendenti dai mercati e che serve qualcuno che sappia navigare la barca in momenti oscuri – aveva pontificato il leader delle sardine, Mattia Santori intervistato da Rainews –. Sarebbe bello che questo ruolo l’avessero la politica e i partiti, ma così non è». Una dichiarazione che non è sfuggita a Senaldi che ha distrutto su Liberoquotidiano le sardine. «Meno male che ci sono le sardine – scrive Senaldi –  garantiscono buon umore anche nei giorni più tristi».

Senaldi: «Santori è emerso dall’oceano di irrilevanza»

Probabilmente indispettito dal fatto che Mario Draghi nelle sue consultazioni ha ascoltato i sudtirolesi, Nencini, Tabacci, gli eletti all’estero e altri trascurabili onorevoli della Repubblica. Mattia Santori è emerso dall’oceano di irrilevanza dove l’attualità lo aveva esiliato». E poi ancora: «Il tribuno tutto riccioli e denti che la sinistra ha scoperto un anno fa in piazza e passa per un enfant prodige anche se ha solo un anno meno di Di Maio, non condivide la scelta di Mattarella…». «Un’autocandidatura? – scrive Senaldi – Dio ce ne scampi, allora sarebbero davvero meglio Ciampolillo e la Lonardo».

«Ecologista precario»

Senaldi poi spiega che «il capo sardina è laureato in Economia e non poteva lasciare il Paese privo del suo giudizio sul compagno di studi che si appresta a insediarsi a Palazzo Chigi. Mattia è un cervello in fuga atipico. Per fare esperienza all’estero è andato in Grecia, non in Usa o a Francoforte. Poi ha deciso di bruciare il suo diploma universitario insegnando basket e skate-board e facendo l’ecologista precario. Un curriculum perfetto per sbarcare in politica. Tant’ è che i progressisti lo hanno adottato subito. E vagliandolo l’hanno inserito tra i possibili leader del futuro. D’altronde, re Sardina ha pur sempre più personalità di Zingaretti e Orlando. Non ci fosse stato lo scivolone della visita ai Benetton, mossa un po’ troppo renziana, il ragazzo con il maglione sarebbe già stato cooptato nella direzione del Pd. Purtroppo per lui però sono cambiati i tempi: l’Italia ha voglia di tecnici…».

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