La Francia alla conquista del mare: così fa fuori l’Italia

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La Francia vuole tornare in mare. Lo ha fatto capire con la ricostruzione del ministero del Mare nel 2020, ma lo ha fatto intendere, di recente, soprattutto con il documento Mercator 2021, programma strategico per i prossimi anni della Marina militare francese. Un messaggio rivolto non solo alle forze alleate, ma anche a quelle rivali, su dove si stia proiettando la Marine Nationale. E con lei tutta la Francia. Un programma di innovazione, aumento di numero delle unità, nuove sfere di azione e aree di operatività che lascia intravedere un rinnovato spirito di Parigi verso la conquista dei mari.

Non è una semplice questione di propaganda. Lo sviluppo di una flotta all’avanguardia è da tempo al centro dei pensieri di Emmanuel Macron, che non a caso a fine anno ha dato il via libera per la sostituzione della portaerei Charles de Gaulle mentre già si parla di un possibile raddoppio dei gruppi d’attacco delle portaerei francesi. Segnali che fanno comprendere la voglia dell’Eliseo di tornare a colpire in mare, mentre il “Secolo Blu” diventa realtà e tutte le forze coinvolte nelle aree che interessano Parigi hanno ripreso ad armarsi, a utilizzare la forza militare per colpire o come deterrente, e c’è una forte concorrenza in punti del globo in cui l’equilibrio geopolitico sembra essere definitivamente saltato o sul procinto di farlo.

Può essere sorprendente che la Francia, in un documento pubblico, parli della possibilità che nei prossimi dieci anni – quindi non un periodo lontano – la Marina venga coinvolta in un conflitto ad “alta intensità”. Da una parte c’è il chiaro tentativo della Forza armata di mostrarsi talmente necessaria da dover considerare l’ipotesi di una guerra o di una pericolosa escalation che metta in pericolo gli assetti strategici della Francia. Dall’altra parte c’è però la certezza che questa realtà possa concretizzarsi soprattutto in quelle aree dove la concorrenza si fa sempre più violenta e sempre meno attenta ai canali diplomatici. Parigi ha territori d’Oltremare molto lontani dalla madrepatria e inseriti in contesti dove l’espansionismo di altre forze, in particolare la Cina, è all’ordine del giorno.

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Pesa poi la continua tensione nel Mediterraneo orientale, dove i francesi sono fortemente interessati a mantenere dei presidi geopolitici che in questi anni hanno rischiato di saltare. La Turchia continua ad armare la propria flotta diventando un giocatore di primaria importanza nello scacchiere del Levante. Ankara ha varato la sua prima nave completamente “indigena” e punta a far entrare in servizio la portaerei Anadolu nel giro di pochi mesi. Mosse che si aggiungono al dinamismo turco nell’area e alla spasmodica ricerca della Mezzaluna di avere il controllo su buona parte del Mediterraneo orientale. Israele sta cercando ad ogni costo di conquistare una posizione di forza in mare per evitare che venga circondato, in un arco temporale ristretto, da flotte nemiche più importanti. Una necessità che si è fatta impellente dopo la scoperta dei giacimenti di gas ma anche per la centralità dell’accesso alle rotte commerciali per la stessa sopravvivenza dello Stato ebraico. L’Egitto, partner francese nell’area, ha un chiaro obiettivo di ripristinare una Marina in grado di competere quantomeno con i turchi: e lo dimostra il continuo acquisto di navi e di altri mezzi per il controllo dell’area di sua competenza. E a questo si aggiunge grande attività russa nell’area e l’ingresso a piccoli passi della Cina. Con gli Stati Uniti che blindano le basi ma appaiono sempre meno interessati a fare da ombrello totale.

Con una Marina moderna, i francesi cercano così di proteggere un’area vastissima e fare da deterrente a qualsiasi intrusione avversaria. Un progetto certamente non facile visto che gli interessi di Parigi si estendono fino all’Oceano Indiano a Oriente e fino all’America Latina guardando a Ovest. Verso Sud, se il Sahel fa confine terrestre, il Golfo di Guinea fa da confine acquatico: idem per il Mar Rosso. E l’Esagono ha sempre più difficoltà a mantenere attivo un sistema militare in grado di reggere l’onda d’urto degli stravolgimenti geopolitici in corso in questi ultimi anni.

A conferma di questo desiderio di confermarsi potenza navale di primo piano a livello europeo e mondiale, c’è anche un segnale che arriva dalla portaerei Charles de Gaulle, pronta a salpare per la missione “Clemenceau 21”, e che seguirà una rotta strategica di primaria importanza: prima il passaggio a Suez, poi quello di Bab el Mandeb, infine l’arrivo nella bollente area del Golfo Persico. La missione sarà articolata in tre fasi: prima una sosta nel Mediterraneo con esercitazioni congiunte tra il gruppo d’attacco francese e le navi della Marina greca, belga e degli Stati Uniti. Poi il passaggio di Suez, e nel Golfo, con il coinvolgimento nella Operazione Inherent Resolve (i francesi hanno anche l’operazione Chammal) per la guerra allo Stato islamico e gruppi jihadisti.

Lo Stato maggiore francese ha dichiarato che “il rinnovo dell’impegno della Francia in queste aree di interesse strategico dimostra la volontà di difendere gli interessi francesi, e più in generale gli interessi europei”. Ma c’è anche dell’altro: il carrier strike group francese si unirà alle operazioni americane e probabilmente a quelle della britannica HMS Queen Elizabeth, dando l’immagine che sia la Francia, in questo momento, a guidare l’intero sistema di Difesa europeo nelle più calde aree del Mediterraneo allargato. Una scelta strategica che chiaramente riguarda anche l’Italia, dal momento che l’area delle operazioni di Clemenceau 21 si sovrappone perfettamente a quella regione disegnata dalla Marina Militare italiana come area di interesse per il nostro Paese. In questo senso è facile comprendere che questa mossa francese possa essere letta anche in chiave di supremazia europea: campanello d’allarme che l’Italia non deve ignorare, perché quello che si fa in questo settore ha ricadute sulla stessa posizione italiana nel mondo.

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