Renzi si autoincensa per la vittoria politica: “Sì incondizionato, siamo accanto al premier”

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È il giorno del vincitore: Matteo Renzi guida la delegazione di Italia Viva (Maria Elena Boschi, Teresa Bellanova e Davide Faraone) alle consultazioni a Montecitorio con il presidente del consiglio incaricato Mario Draghi.

Si gode il successo politico, arrivato al termine della lunga crisi di governo, culminata con le dimissioni di Giuseppe Conte.

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Renzi è in palla. Decide lui il numero (massimo due) di domande da parte dei giornalisti. Scherza con il capogruppo dei senatori Iv Davide Faraone. Si autocelebra come «modello per le future generazioni». Al termine delle consultazioni si lascia andare a un siparietto con i cronisti: «Io sono rilassato. Abituatevi a non vedermi più, ci vediamo nel 2023». Tira giù la mascherina: «Volete vedere come sto? Ecco il mio sorriso smagliante», dice prima di essere richiamato all’ordine da un assistente parlamentare. «Dicono che Iv non sarà più rilevante? Ne sono entusiasta». Il leader Iv gongola per il nervosismo che trapela dagli ambienti vicini al segretario dem Nicola Zingaretti. Anche se da una ricerca condotta da Spin Factor di Tiberio Brunetti Renzi risulta ultimo nella classifica che registra il sentiment positivo nei confronti dei leader. All’ex numero uno della Bce la delegazione Iv non consegna alcun suggerimento. Ma la semplice rassicurazione: «Noi siamo al tuo fianco». Un via libera incondizionato al governo Draghi: «Mi auguro che tutte le forze politiche esprimano lo stesso sostegno a Draghi. Chi pone veti non fa solo un errore politico ma rifiuta l’appello del presidente della Repubblica». Colloquio breve: mezz’ora. Pochi punti programmatici, senza richiesta di ministri: «Gli manderemo tutto il nostro materiale e ulteriori elementi. Nel colloquio abbiamo sottolineato in particolare le questioni legate al lavoro e le politiche del lavoro con Bellanova, con Boschi il funzionamento delle regole parlamentari, con Faraone tutto il tema del piano shock e delle infrastrutture», spiega Renzi. Il nocciolo dell’intervento del rottamatore è sul cambio di scena: «Aver individuato in Mario Draghi l’interlocutore per formare il governo ha portato immediatamente una ventata di credibilità e fiducia nel Paese, Mario Draghi presidente del Consiglio è una polizza assicurativa per i nostri figli e per i nostri nipoti, chi meglio di lui può gestire questo passaggio in cui il Paese ha più soldi da spendere che in tutta la sua storia repubblicana». Una garanzia. «Per chi ama la politica internazionale l’idea che la presidenza del G20 sia affidata all’italiano che più di ogni altro ha partecipato a summit del genere è un elemento di grande serenità e solidità. Il fatto che Draghi sarà l’uomo che rappresenta l’Italia è molto importante. Nel 2021 Merkel lascerà, Macron attende un anno di campagna elettorale molto impegnativo. L’idea che Italia sia alla guida anche delle Istituzioni europee ci dà fiducia», sottolinea l’ex premier. Toglie dal tavolo il capitolo Mes e ritorna sulle ragioni della crisi: «Meglio se 209 miliardi li spende Draghi e non altri». Il Renzi day è un’orgia di autoelogi.

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