Giuseppe Conte “bruciato”, il retroscena: “Se Zingaretti lo fa, è finita”. Impensabile: dove mandano il premier

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E se Giuseppe Conte finisse davvero bruciato da Matteo Renzi, come il leader di Italia Viva auspica da almeno due mesi? La tentazione di far fuori il premier, per la verità, all’ex rottamatore era venuta un anno fa, prima della pandemia che poi non solo ha congelato tutto, ma ha pure lanciato la stella dell’avvocato come unico leader possibile di una nuova alleanza anche elettorale, tra Pd e M5s. Ma ora si sta ribaltando tutto e sebbene il premier abbia un ottimo gradimento nei sondaggi, la situazione in Parlamento è stata resa dalla crisi di governo molto più fluida.

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Secondo il Corriere della Sera, Conte avrà ancora tempo fino a venerdì per convincere il presidente Sergio Mattarella a tentare la strada del “Ter” e l’appello social agli “europeisti” per sostenere un “governo di salvezza nazionale” è sembrato l’asso calato in tavola per non finire tagliato fuori. Il guaio è che nella corsa ai responsabili il premier dimissionario ha perso un po’ di vista il resto. Dalla sua parte, almeno per ora, avrà sicuramente il Movimento 5 Stelle mentre una parte del Pd, come detto dal capogruppo al Senato Andrea Marcucci (ex renziano) non si inchioda “a tutti i costi” al suo nome. Come dire, se c’è una alternativa all’avvocato, si può fare. Il timore, spiega il retroscena del Corsera, è “venire risucchiati elettoralmente dalla lista Conte”.

Oggi iniziano le consultazioni al Colle, e se il segretario Nicola Zingaretti “oggi dirà che il Paese non può permettersi le urne, data l’emergenza – sottolinea il Corriere -, sarà il segnale che l’opzione del Conte ter potrebbe essere all’occorrenza sacrificata”. Conterà anche dai margini che darà Renzi a colloquio con Mattarella. Si parla addirittura di un “bis del Conte 2”, stessa maggioranza ma ancora più vincoli programmatici e un maxi-rimpasto (via, per esempio, il ministro grillino della Giustizia Alfonso Bonafede e quello Pd  dell’Economia Roberto Gualtieri, due pilastri dell’attuale maggioranza). Di fatto, un Conte sotto schiaffo. Condizioni difficili da digerire per i partiti, che potrebbero scegliere di sacrificare il premier magari con una lauta ricompensa. Quale? “Tra le soluzioni – si legge – viene indicato addirittura un cambio della guardia sulla via Roma-Bruxelles tra Conte e Paolo Gentiloni”, commissario Ue. 

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