Le Iene, David Rossi e il giallo Mps: “Il testimone minacciato, festini hard con magistrati e vip”

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La morte misteriosa di David Rossi torna a Le Iene. Antonino Monteleone da anni indaga sul giallo del capo della comunicazione di Mps trovato senza vita a Siena nel marzo 2013. Una morte etichettata come suicidio e avvenuta nel pieno dello scandalo finanziario che ha travolto Montepaschi, ma che presenta molti lati oscuri e inquietanti. La figlia della vedova di Rossi, Carolina Orlandi, è convinta si sia trattato di omicidio e molti testimoni, dietro anonimato, hanno parlato di commistioni tra politica, finanza e scandali sessuali. Ora, spiega Monteleone, si aggiunge un altro fatto sinistro: un possibile testimone chiave dell’inchiesta della Procura di Genova (che si sta occupando degli eventuali abusi d’ufficio nelle indagini sulla morte)  avrebbe ricevuto gravi minacce.

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Il testimone aveva riconosciuto magistrati e personaggi di spicco come partecipanti a festini hard anche davanti ai pm di Genova, nel 2019. Da allora, avrebbe subito pesanti pressioni per ritrattare. “Io sono veramente preoccupata che a questa persona possa succedere qualcosa perché l’hanno minacciato – spiega la Orlandi alle Iene, nella puntata andata in onda martedì sera -. Questa persona veramente rischia la vita in questo momento. Si parla di un testimone che ha confermato quello che aveva detto a noi. È stato sentito a Genova dove ha confermato tutto ma ritenuto non attendibile. In questi giorni gli viene fatta una pressione psicologica assurda, lo hanno minacciato di rivelare la sua identità affinché ritrattasse”.


Il dubbio delle Iene allora è questo: perché un testimone ritenuto non attendibile viene minacciato per ritrattare la sua versione? Peraltro, la famiglia di Rossi sostiene che tutta una serie di atti non fossero rintracciabili nel fascicolo genovese salvo poi riapparire misteriosamente qualche giorno prima dell’udienza di giovedì scorso. Risultato; diversi testimoni sentiti dalla Procura sarebbero stati sconosciuta ai legali della famiglia che si sono opposti all’archiviazione. Secondo gli avvocati, un possibile testimone chiave, un ex carabiniere, non sarebbe stato considerato dalla Procura prima di valutare e chiedere l’archiviazione del caso.

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