Report, funzionario Oms e il documento insabbiato: “Ho cose da dire, perché non mi mandano dai pm?”

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Francesco Zambon, il funzionario dell’Oms a cui il numero due in Europa dell’organizzazione, Ranieri Guerra, avrebbe chiesto di cambiare la data del piano pandemico italiano, è stato convocato dai pm di Bergamo lo scorso 10 dicembre per essere sentito come teste, ma non si è potuto presentare nonostante avesse chiesto il permesso. Il motivo? Il mancato via libera da parte dell’Organizzazione. O meglio: l’Oms non avrebbe fatto sapere a Zambon della convocazione. “Noi non abbiamo ricevuto nessuna convocazione. La questione è molto complessa e in questa fase è prematuro prendere decisioni a titolo personale. Ci sono coinvolti Oms, governo e procura e siamo in attesa che a livello istituzionale risolvano il problema”, ha detto il difensore di Zambon, avvocato Vittore d’Acquarone. Secondo quanto anticipato ieri dal quotidiano britannico The Guardian, Zambon ha ricostruito così il suo rapporto con l’Oms dopo il rapporto critico sulla gestione della pandemia da parte italiana: “Quando ho ricevuto la prima convocazione” dalla procura di Bergamo, “l’ho segnalato all’ufficio legale dell’Organizzazione mondiale della sanità, che mi ha risposto dicendo che non potevo andare perché ero protetto dall’immunità. Ma io volevo andare, perché avevo qualcosa da dire”. Il ricercatore, tramite il suo legale, ha espresso «disagio» per quanto sta passando all’interno dell’Oms: “Siamo in attesa di una risposta”.

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