Così i sindacati si sono mangiati tutto

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“Se otto ore vi sembran poche, provate voi a lavorare e sentirete la differenza di lavorar e di comandar”.

Così recitava, un tempo lontano, il canto di protesta delle mondine nato per rivendicare le otto ore come mas-simo orario di lavoro giornaliero. Altri tempi, altre lotte, quando si faceva il sindacalista per passione, per un’ideale. E si rischiava, in proprio. Un anziano dirigente sindacale mi raccontava il tempo in cui si passava, ogni mese, presso i lavoratori per raccogliere la quota di iscrizione: infatti, prima dell’approvazione della Legge 300 del 1970 “Lo Statuto dei Lavoratori”, il datore di lavoro non aveva l’obbligo di prelevare in busta paga la cosiddetta “trattenuta sindacale” (la quota che ogni iscritto versa mensilmente con trattenuta sullo stipendio), per cui bisognava passare da ogni singolo iscritto per raccogliere denaro.

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Talvolta chi non poteva pagare, perché quel mese non aveva dena-ro, pagava in “natura”, magari con uova oppure ortaggi. I soldi raccolti servivano a pagare gli sti-pendi ai sindacalisti, che erano bassi, anche perché un sindacalista non doveva guadagnare molto più di un operario, non sarebbe stato moralmente sostenibile. Fare il sindacalista era anche considerato un onore, dava un certo riconoscimento sociale. Il sindacalista godeva di stima in virtù del ruolo svolto. Era un’Italia ben rappresentata da Guareschi, attraverso le sue creature più note, quel Don Camillo, parroco di campagna in eterna con-trapposizione con il sindaco “rosso” Peppone. Un paese in “bianco e nero” dove tutto appariva più chiaro, semplice e pulito. Oggi, in un’Italia martoriata da una corruzione che sembra dilagare a tutti i livelli, tutto è cambiato. Hanno ucciso la Politica e, con essa, le idee di un tempo che sono state sostituite dagli interessi personali che prevalgono sul bene comune. Tutto ciò ha cambiato, profondamente, in peggio, anche il sindacato.

Chi paga lo stipendio ai sindacalisti?

Abbiamo detto che un tempo i contributi sindacali venivano raccolti direttamente e servivano anche a pagare lo stipendio di chi faceva attività sindacale. Oggi non è più così e le quote sindacali, trattenute dal datore di lavoro, vengono versate ai vari sindacati che li gestiscono attraverso un sistema interno che è chiamato “canalizzazione”. Ma questi aspetti li vedremo, nello specifico, nel capitolo dedicato ai soldi dei lavoratori che arrivano dalle tessere sindacali e di tutti i “trucchi” con cui vengono gestiti questi ingenti fondi.

il giornale.it

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