La grande battaglia in Senato Voto per voto: cosa accadrà

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Sull’orlo di una crisi di nervi. La maggioranza giallorossa rischia di spaccarsi (ulteriormente) e di non avere i 159 voti necessari per approvare la decisiva risoluzione su Mes e Recovery Fund.

Gli ultimi giorni sono stati assai turbolenti per Giuseppe Conte e le forze di governo. Prima la protesta della nutrita fronda pentastellata contraria al Fondo Salva Stati, poi l’inaspettato sgambetto di Italia Viva, contraria a come l’esecutivo sembra voglia gestire i fondi che arriveranno dal Next Generation Ue.

“Il problema non è solo la governance del Recovery, è tutto il piano. Se pensano che io stia scherzando, mi conoscono poco. Se non cambia, io mi sgancio”, le parole sibilline di Matteo Renzi riportate da La Repubblica. E a quelle dell’ex rottamatore si sono sommate le dichiarazioni di Maria Elena Boschi: “Il governo rischia? Spero di no, ma temo di sì…”.

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Domani, mercoledì 9 dicembre, il presidente del Consiglio sarà in Parlamento alla vigilia del Consiglio europeo per presenterà la risoluzione di maggioranza su Mes e Recovery Fund; la risoluzione di maggioranza sarò votata domani dopo le comunicazioni dell’inquilino di Palazzo Chigi. Nel mentre il numero dei ribelli del Movimento 5 Stelle si è ridotto di numero, ma a Palazzo Madama sarebbero ancora in cinque o in sei i contrari (mentre sono una decina a Montecitorio).

Così fosse, i giallorossi si dovrebbero salvare per il rotto della cuffia: facendo la conta dei voti, infatti, il governo riuscirebbe ad arrivare ai 159 voti necessari per ottenere la maggioranza (fissata proprio a 159), grazie al voto favorevole di dodici senatori de gruppo misto, di otto senatori della Autonomie e del senatore di Forza Italia Andrea Cangini. I contrari arrivano invece a 144, mentre gli indecisi – al momento – sono 14. Numeri ballerini che non possono certo rassicurare Conte.

Tornando alle grane in casa M5s, come spiega il Corriere della Sera, i dissidenti sarebbero Mattia Crucioli, Barbara Lezzi e Bianca Laura Granato. “Altri – e tra questi si parla di Nicola Morra e Elio Lannutti – potrebbero decidere di astenersi o di abbandonare l’Aula. C’è anche il tema delle sanzioni: se Lezzi o Morra votassero no, potrebbero essere espulsi o sospesi?”, scrive ancora il Corsera, delineando una situazione da vera e propria polveriera in casa M5s. Domani il voto in Senato e la resa dei conti per Conte e la sua maggioranza.

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