Forza Italia, la federazione proposta da Matteo Salvini agita il partito: chi dice no ed è pronto a mollare l’alleanza

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Matteo Salvini è pronto a fare gioco di squadra, insieme al resto del centrodestra. Si candida ad essere capitano non solo della Lega, ma dell’intera coalizione, anzi della «federazione» dei partiti che la compongono. La proposta, giunta a sorpresa, è stata però accolta con sospetto da molti forzisti e dagli esponenti di Fratelli d’Italia. È stato lo stesso segretario leghista ad annunciare la svolta, dopo la telefonata del disgelo con Silvio Berlusconi. Archiviato per amore di quieto vivere lo scippo dei tre deputati forzisti da parte della Lega, i due leader, infatti, si sono finalmente parlati. Una chiacchierata definita «cordiale» dai loro collaboratori, al termine della quale l’ex ministro dell’Interno ha fatto sapere pubblicamente che vorrebbe creare una «sorta di federazione, di unione, a partire dai gruppi parlamentari, perché se combattiamo insieme è più facile vincere le battaglie comuni».

Proclama che può anticipare il cartello politico che milioni di elettori attendono da anni, o risolversi nell’ennesima bolla di sapone. Di certo la proposta ha spiazzato sia il Cavaliere, al quale Salvini l’aveva anticipata in modo molto sommario, ma con cui non era stata definita e tantomeno concordata, sia Giorgia Meloni, che prima di sbilanciarsi attende di vedere le carte dell’alleato. Troppi aspetti sono ancora avvolti nel buio, primo tra tutti quello della divisione dei ruoli e dei poteri tra i tre leader. E se Berlusconi può rivestire i panni del padre nobile dello schieramento, lo stesso non può fare certo la presidente di Fdi. Salvini la presenta come una versione aggiornata del Popolo delle libertà, guidata ovviamente da lui, il leader che oggi ha più voti. Il quale riconosce a Berlusconi il merito di avere avviato tutto, ma promette di andare oltre. «La battaglia del 2020», spiega, «non può essere quella del 1990. Unire i cuori, per portare al governo proposte concrete. Mettendo al centro la libertà, in primis di fare impresa. Il pioniere di questa battaglia fu Berlusconi, si tratta di ammodernare quelle proposte».

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I SOSPETTI DEGLI ALLEATI
Dalla Lega aggiungono che l’offerta è destinata a tutti, anche ai partitini moderati, non solo a Forza Italia e Fratelli d’Italia, che insieme al Carroccio, comunque, già possono contare su 254 deputati e 135 senatori: si unissero davvero, darebbero vita a due gruppi parlamentari enormi. I sovranisti di Fdi e gran parte dei forzisti leggono però in questa mossa il tentativo dell’ex ministro dell’Interno di imbrigliare gli altri partiti in una fase in cui la Lega, pur rimanendo prima forza politica in tutti i sondaggi, perde punti ormai da mesi. Tutti concordano sulla necessità di agire uniti quando si dovranno votare la legge di bilancio e gli altri provvedimenti economici. E incalzare l’esecutivo «con un piano straordinario di aiuti e tagli delle tasse a partire da Iva e Irap, tassa piatta del 15% per i redditi fino a centomila euro e un anno di pace fiscale», come chiede di fare Salvini, è una buona base di partenza. Federarsi, però, è cosa diversa. «Difficile, sulla base di una dichiarazione, giudicare cosa intenda esattamente Salvini quando parla di federazione», commenta perplesso Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fdi alla Camera. Forza Italia è divisa. L’area che si raccoglie attorno a Mara Carfagna non ha mai digerito Salvini e non può riconoscersi in un simile disegno. Andasse in porto, alcuni lascerebbero il partito per trovare rifugio con i renziani.

NUOVO VERTICE
Berlusconi vede però nell’iniziativa del capo leghista anche una certa dose di umiltà. «Ha capito di non avere legami internazionali e ha abbandonato le pretese di autosufficienza», è il ragionamento che il Cavaliere ha fatto ieri con alcuni dei suoi. Insomma, fosse per lui se ne potrebbe pure parlare, anche se è difficile credere che Gianni Letta sia altrettanto ben disposto. I tre leader ne discuteranno la prossima settimana, nel vertice già previsto per decidere le candidature alle prossime amministrative, che si annunciano difficilissime a causa del probabile accordo (quantomeno ai ballottaggi) tra Pd e M5S. È possibile che per Roma, alla fine, il centrodestra converga sul nome di Guido Bertolaso, un po’ perché l’immagine dell’ex capo della Protezione civile è stata rilanciata dai disastri che Domenico Arcuri e gli altri hanno combinato nella gestione dell’emergenza Covid, un po’ perché alternative migliori non sono emerse.

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