La procura a gamba tesa: indaga Salvini sui voli di Stato

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Abuso di ufficio. Nonostante l’archiviazione della Corte dei Conti, la procura di Roma torna in pressing su Matteo Salvini e riapre un caso che poteva sembrare anche già chiuso.

Sotto la lente di ingrandimento dei pm capitolini, come riporta il Corriere del Sera, sono finiti quei trentacinque voli di Stato che la magistratura contabile aveva già considerato “illegittimi” ma che aveva deciso di archiviare perché non aveva ravvisato alcun danno erariale.

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Adesso torna in campo la procura di Roma che, nel passare gli atti dell’inchiesta al tribunale dei ministri, la procura di Roma ha chiesto di fare ulteriori verifiche sull’ex ministro dell’Interno acquisendo nuovi documenti e raccogliendo altre testimonianze. I pm rispolverano, dunque, il teorema di Repubblica che lo scorso maggio era andata a fare le pulci sugli spostamenti di Salvini accusandolo apertamente di mettersi in agenda comizi e manifestazioni di partito a ridosso degli appuntamenti istituzionali. Le accuse mosse del quotidiano erano di aver usato aerei o elicotteri del Dipartimento della Pubblica sicurezza o dei Vigili del fuoco e di aver sfruttato gli impegni governativi per fare campagna elettorale. A settembre, però, la Corte dei Conti del Lazio aveva sì considerato “illegittima la scelta di consentire l’uso dei menzionati velivoli per la finalità di trasporto aereo del ministro e del personale al seguito”, ma aveva anche fatto messo nero su bianco che “i costi sostenuti per tale finalità non appaiono essere palesemente superiori a quelli che l’Amministrazione dell’Interno avrebbe sostenuto per il legittimo utilizzo di voli di linea da parte del ministro e di tutto il personale trasportato, al suo seguito”. Per questo motivo la magistratura contabile non aveva ravvisato alcun danno erariale da imputare all’ex titolare del Viminale.

Nell’archiviare il caso la Corte dei Conti, come già spiegavano sul Giornale lo scorso settembre, aveva dato un colpo al cerchio e un colpa alla botte. Pur non trovando alcun illecito contabile, aveva ipotizzato che dietro quei 35 spostamenti messi all’indice da Repubblica potesse ravvisarsi un reato. L’abuso di ufficio, appunto. Il fascicolo sul leader del Carroccio era stato, quindi, chiuso per essere riaperto. E così era finito sul tavolo dei pm romani affinché portassero alla luce un’eventuale violazione del codice. E così è stato. Come riporta il Corriere della Sera, secondo i magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, i venti spostamenti fatti con l’aereo P.180, i quattordici a bordo di un elicottero del Dipartimento di Ps e quello sul P.180 dei Vigili del fuoco si sarebbero alzati in volo senza autorizzazione.

il giornale.it

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