Federica Pellegrini distrutta dal dolore: “La tua morte mi strazia l’anima”

Sui social le reazioni a questa triste perdita sono state immediate. In poche ore si sono moltiplicati i messaggi di vicinanza e solidarietà alla famiglia. Tra le voci più note quella di Federica Pellegrini, che su Instagram ha condiviso la foto del bambino tra le braccia della madre. “Ciao Domenico. Questa notizia, l’ultima di una lunga serie che non dovrebbero mai arrivare, mi strazia l’anima!! Un bimbo non dovrebbe mai pagare per errori altrui!! Mi stringo forte a questa donna, mamma, che posso solo lontanamente immaginare cosa stia provando. Rip Piccolino”, ha scritto Pellegrini. Sotto al post, centinaia di persone si sono unite al suo cordoglio, trasformando quelle parole in un abbraccio collettivo.

La battaglia del piccolo Domenico si è fermata alle 9.20 di questa mattina, sabato 21 febbraio, all’ospedale Monaldi di Napoli. Aveva due anni e mezzo, era di Nola, e da settimane la sua vita era appesa a un filo sottilissimo, sostenuta da un macchinario Ecmo dopo un trapianto di cuore che fin dall’inizio si era rivelato drammaticamente problematico. Quel cuore, impiantato il 23 dicembre, si era poi scoperto inservibile, aprendo una vicenda complessa su cui ora dovranno essere accertate eventuali responsabilità.

Federica Pellegrini, grande dolore: “Una notizia che mi strazia l’anima”

Nei giorni scorsi il quadro clinico era progressivamente peggiorato. I medici avevano avviato la terapia del dolore e una graduale de-escalation degli interventi non strettamente salvavita. L’ultimo bollettino parlava di condizioni in ulteriore aggravamento, un quadro che lasciava poche speranze. Poi, questa mattina, l’improvviso e irreversibile peggioramento che non ha lasciato scampo al bambino, definito col cuore bruciato. L’azienda ospedaliera dei Colli ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia, spiegando che il decesso è avvenuto a seguito di un quadro clinico precipitato in modo definitivo.

Accanto alla madre, Patrizia, erano presenti il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, che ha dato la notizia della morte, e il cardinale Domenico Battaglia, che ha impartito l’estrema unzione al piccolo. Attorno a loro, il silenzio di una stanza d’ospedale diventata nelle ultime settimane il centro di una speranza sempre più fragile. Una speranza che si era trasformata in attesa, poi in angoscia, infine in un dolore che ora chiede risposte.

Ma è nella seconda parte di questa storia che si concentra ora l’attenzione. Perché la morte di Domenico non è soltanto la fine di una corsa contro il tempo, ma l’inizio di un’indagine. Tra i punti da chiarire ci sono le modalità di trasporto del cuore arrivato da Bolzano, trovato inglobato in un blocco di ghiaccio secco, e la decisione di procedere comunque all’impianto nonostante il sospetto di un grave danno da congelamento. Restano inoltre da accertare le ragioni per cui il cuore del piccolo sia stato espiantato prima di verificare le condizioni del nuovo organo. Sono interrogativi che ora attendono risposte precise, mentre una famiglia piange il proprio figlio e un’intera comunità si interroga su ciò che non avrebbe mai dovuto accadere.

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