Coronavirus, la beffa per Nicolò: il ristoratore attende per mesi “l’integrazione al reddito-Covid” e riceve 5 euro

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Un bonifico di appena 5 euro, che ha come causale “Integrazione al reddito Covid- 19” e dovrebbe coprire le due settimane tra il 14 al 31 maggio. Questo è accaduto a Nicolò, che lavora come manager in un ristorante nel centro di Roma. “È un insulto, l’ultima beffa… “, racconta a Repubblica . “Tanto valeva che l’Inps non pagasse niente. Da otto mesi facciamo sacrifici per tenere aperto, eppure danno la Cassa-Covid col contagocce e in ritardo. Adesso arrivano i contributi di maggio, per dire. Se poi le cifre sono queste, non so più cosa pensare…”.  Alla vigilia del lockdown Nicolò racconta che i fratelli Loreti, proprietari del ristorante dove lavora e di altri due locali, chiedono per i loro 85 dipendenti l’accesso alla Cassa integrazione. “Solo per farci accettare la domanda abbiamo impiegato più di due mesi”, racconta uno dei proprietari, Andrea Loreti. “Sono laureato in giurisprudenza e ho fatto l’avvocato, eppure anche per me e per i miei consulenti le clausole apparivano oscure. Il Dpcm del governo non faceva chiarezza, più volte abbiamo inviato online la nostra pratica e il sistema l’ha rimandata indietro”.

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A fine maggi l’Inps autorizza l’accesso alla Cassa integrazione per il personale, ridotto però a 60 lavoratori. Infatti gli altri 25 si sono accorti come il sussidio di disoccupazione fosse più sostanzioso. “I proprietari – ricorda Nicolò – ci sono venuti incontro, anticipando di tasca propria i soldi che l’Inpsci doveva ma non ci mandava. Sono stati come una sorta di Welfare parallelo…”, spiega.  Quando a marzo fu annunciato il lockdown, il governo infatti promise fondi di emergenza e crediti di imposta, e ai dipendenti la possibilità di accedere alla Cassa integrazione Covid che doveva compensare fino all’80 per cento del netto della busta paga. Promessa che, vista questa stroria, però si è sciolta nella burocrazia dei conguagli, nei moduli incomprensibili, nei ritardi della macchina. E Nicolò non è stato il solo: almeno una decina di suoi colleghi ha ricevuto lo stesso bonifico. In un caso addirittura il compenso è stato di 2,80 euro.

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