Pusher nigeriano stupra 16enne, sindaco: “Tumore da estirpare”. Il PD s’indigna per la frase e non per lo stupro

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“Clandestini, violenti, spacciatori e bivaccatori seriali, che altro non fanno che rendere meno sicura la nostra città, non possono pretendere alcun diritto, devono solo tornare da dove sono venuti”, “per noi non sono né risorse né persone da integrare a nostre spese, sono solo un tumore da sradicare”.

Con queste parole il sindaco leghista di Ferrara, Alan Fabbri, ha commentato la notizia dello stupro di una sedicenne da parte di un richiedente asilo nigeriano.

I fatti risalgono allo scorso luglio. Non era la prima volta che la ragazzina andava nella zona di via del Lavoro a comprare la cocaina da Bobby, soprannome di Elvis Omonghomion, 25 anni, nigeriano. Quel giorno, il 29 luglio, però, qualcosa va storto. Lui non vuole soldi. Vuole lei. E se la prende. Prima la minaccia con un coltello, la immobilizza, le sequestra il cellulare per impedirle di chiamare aiuto e la trascina nella boscaglia, dove la violenta. Saranno i carabinieri del nucleo radiomobile di Ferrara a trovarla alle 11 di sera, in lacrime e sotto choc, sul ciglio della strada.

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La violenza è stata accertata nel reparto di ginecologia dell’Arcispedale Sant’Anna di Ferrara. Omonghomion, che era già stato arrestato un anno fa per spaccio, è stato incastrato grazie all’esame del Dna. A far discutere però, nella città estense, oltre al tremendo fatto di cronaca, sono le parole del sindaco leghista. “In Italia la protezione internazionale è garantita dall’art. 10, comma 3 della Costituzione, secondo questo articolo lo straniero al quale sono negate nel suo paese le libertà democratiche, che scappa dalla guerra, che è in pericolo perché perseguitato per ragioni politiche, religiose, razziali, sociali, ha diritto ad essere accolto, questo è un rifugiato: iI sindaco di Ferrara preferisce definirli non persone ma ‘tumori da sradicare’”, ha attaccato su Facebook il deputato Dem bolognese Luca Rizzo Nervo.

“Non so se anche a voi faccia questo effetto ma a me questa espressione ha messo i brividi per ciò che rievoca – continua il post – ma ogni baro ha nascosta nella manica una carta vincente, il sindaco di Ferrara si gioca quella della pericolosità sociale di coloro ai quali il permesso di soggiorno è stato per questo rigettato o revocato”. E conclude: “Il suo, oltre che populismo, è odio, ma per quanto di questi tempi possa sembrare imbattibile, anche l’odio crolla di fronte alla verità, alla conoscenza, alla democrazia”. Sempre ai social network è affidata la replica di Alan Fabbri: “Una violenza intollerabile nella nostra città ad opera di un richiedente asilo nigeriano e il Partito Democratico difende questa gente e reputa la mia una frase choc?”.

“I ferraresi sanno bene – rivendica – a cosa mi riferisco quando parlo di tumore: clandestini violenti e criminali, bivaccatori seriali sono un tumore per i nostri quartieri e per la nostra città”. E se la prende con il Pd locale: “Non si indignavano quando i ferraresi vedevano la propria casa perdere il 70 per cento del proprio valore o quando la sera avevano paura di rientrare per le tante risse con machete sotto casa”. I cittadini di Ferrara, assicura, “mi hanno votato anche per questo”.

Leggi la notizia su Il Giornale 

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