Rai nella bufera, il Tg1 venera Conte come una divinità: «Propaganda con i soldi del canone»

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Il Tg1 finisce di nuovo sotto accusa. In ginocchio davanti a Conte. Quando le notizie non fanno comodo all’ammucchiata Pd-M5S vengono ridotte all’osso. E puntualmente arriva lo spot per il premier, tanto per aggiustare il tiro. Probabilmente ai piani alti di Viale Mazzini considerano Conte una specie di divinità da adorare. E buona parte della Rai entra nel suo tempio.

«Il Tg1 non dà una informazione trasparente»

«È inammissibile come il Tg1 non dia una informazione trasparente ai cittadini». Lo afferma Daniela Santanché, senatrice di Fratelli d’Italia. «Sulla vicenda Tridico, sono  stati “sprecati” solo 5 miseri secondi, insabbiando totalmente le critiche di alcuni parlamentari pentastellati. Hanno mandato in onda un servizio propagandistico del premier Conte. Ma non l’unica vera notizia data dal Presidente del Consiglio, l’abolizione di Quota 100».

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I cittadini pagano il canone per un “disservizio”

«A differenza di Tg1, il Tg3 delle 19 è stato trasparente. Non è possibile che i cittadini italiani debbano pagare il canone per un servizio che, in realtà, è un disservizio.  Quando finalmente potremmo avere un servizio pubblico degno di questo nome? Un servizio pubblico che non piega le notizie alla faziosità?», incalza la Santanchè. Invece ci troviamo con il Tg1 che «nasconde le notizie imbarazzanti come la polvere sotto al tappeto».

Una pagina nera per l’informazione della Rai»

Duro anche l’intervento di Michele Anzaldi, di Italia Viva. «Ancora una pagina nera per l’informazione Rai, sempre più imbarazzante». Sotto accusa il Tg1: «Sul raddoppio dello stipendio del presidente dell’Inps le critiche a Tridico dei partiti di maggioranza (Italia Viva ha parlato con i capigruppo, il Pd con la presidente della commissione Lavoro) sono state relegate in 5 secondi. Imbarazzante anche l’apertura su Conte, un servizio agiografico e propagandistico del presidente del Consiglio che ha bucato l’unica vera notizia data dal premier, l’abolizionedi Quota 100, riferita a malapena senza nessuna citazione nei titoli».

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