Il decreto criminale di Lamorgese: tolte le multe alle Ong, accoglienza diffusa, protezione internazionale allargata

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Più che una riforma sull’immigrazione sembra un colpo di penna con cui si è deciso di stravolgere definitivamente i decreti sicurezza. Si può sintetizzare così il testo che il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha già inviato a Palazzo Chigi per la discussione interna al governo giallorosso. Lo aveva annunciato del resto lo stesso presidente del consiglio nei giorni scorsi, non a caso a poche ore dai risultati delle regionali: “I tempi sono maturi per una riforma del decreto sicurezza”, ha dichiarato Giuseppe Conte alla stampa. Su Repubblica sono uscite le prime indiscrezioni.

Via le sanzioni alle Ong, allargata la base della protezione internazionale

La riforma dei decreti sicurezza, le norme cioè volute tra l’ottobre del 2018 e l’agosto del 2019 dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, era sul tavolo da tempo. Più volte, quando un anno fa si è formato il Conte II, da sinistra sono arrivate indicazioni volte a dare una certa discontinuità alle politiche di sicurezza e di immigrazione. Ufficialmente per conformarsi ai rilievi mossi dal Quirinale subito dopo la conversione in legge dei decreti, in realtà probabilmente per fare uno sgarbo politico al leader della Lega.

Infatti non ci sono soltanto i rilievi della presidenza della Repubblica sotto i riflettori delle modifiche. Mattarella aveva evidenziato l’incongruità delle somme previste per le multe alle navi Ong, richiamando al rispetto degli impegni presi dall’Italia a livello internazionale e dunque, in questo caso, nell’ambito dei salvataggi in mare. Nel testo di riforma firmato dalla Lamorgese, sono per l’appunto previste multe molto meno esose per le navi cosiddette umanitarie: la cifra varia dai 10.000 ai 50.000 Euro. Ma, come spiegato da Alessandra Ziniti, difficilmente le sanzioni verranno realmente applicate “nell’ipotesi di operazioni di soccorso immediatamente comunicate al centro di coordinamento competente per il soccorso marittimo e allo Stato di bandiera ed effettuate nel rispetto delle indicazioni della competente autorità per la ricerca e soccorso in mare”.

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Ma oltre al discorso relativo alle multe contro le Ong, nel testo riformato c’è spazio anche per altre modifiche. Come quella ad esempio relativa alla protezione speciale. Quest’ultimo è un istituto introdotto dai decreti sicurezza e che è andato a sostituire la protezione umanitaria. Nella bozza del nuovo testo non c’è un ritorno al passato ma un ampliamento della casistica per la quale un migrante può chiedere la protezione speciale. Spazio anche alla reintroduzione del diritto di iscrizione all’anagrafe per i richiedenti asilo, circostanza quest’ultima che dà loro accesso ad alcuni servizi precedentemente tolti. Ai richiedenti inoltre verrà rilasciata una carta d’identità valevole per tre anni nel nostro territorio nazionale.

Così come nelle intenzioni originarie della Lamorgese, nel nuovo testo sull’immigrazione è previsto un ritorno al sistema di accoglienza diffusa: “ Nei centri sono erogati – si legge nell’articolo 4 del nuovo decreto – anche con modalità di organizzazione su base territoriale, oltre alle prestazioni di accoglienza materiale, l’assistenza sanitaria, l’assistenza sociale e psicologica, la mediazione linguistico-culturale, la somministrazione di corsi di lingua italiana e i servizi di orientamento legale e al territorio”. In totale, il nuovo piano sull’immigrazione conterrà nove articoli e verrà sottoposto quanto prima all’esame dell’intero governo.

Un obiettivo politico inseguito da un anno

Era dall’insediamento del Conte II che la cancellazione o riforma dei decreti sicurezza veniva considerata prioritaria. A rallentare i lavori sono stati i grillini, i quali hanno approvato i precedenti decreti voluti da Salvini e che avevano timore di perdere definitivamente contatto con una parte del loro elettorato. Così Luciana Lamorgese ha presentato solo a febbraio una prima bozza di riforma, il coronavirus ha dato un altro stop al progetto. Adesso il governo giallorosso ci vuole riprovare. Ma i risultati non sono affatto scontati: tra un Movimento Cinque Stelle con molti mal di pancia e una sinistra del Pd che vorrebbe un’eliminazione totale delle norme di Salvini, trovare una sintesi non sarà semplice e anzi è forte il rischio di spaccature.

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