Le condizioni di Salvini sulle dimissioni di Siri: “Serve il rinvio a giudizio”

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Matteo Salvini non vede all’orizzonte una crisi di governo. Eppure non ha la minima intenzione di fare marcia indietro sulla permanenza al governo del sottosegretario leghista Armando Siriindagato per corruzione.


“Che ci sia quantomeno un rinvio a giudizio. Non si dice una condanna in terzo grado, ma nemmeno può bastare l’apertura di un’indagine basata su una telefonata tra due persone che parlano di una terza…”. In caso contrario, avverte dalle pagine del Corriere della Sera, “la democrazia corre dei rischi”.

“In Consiglio dei ministri non ci sarà alcuna conta”, taglia corto il premier Giuseppe Conte. Secondo legge, può varare il provvedimento di revoca della carica di sottosegretario una volta “sentito il Consiglio”, espressione che può presupporre un voto. I Cinque Stelle hanno la maggioranza ma nessuno (almeno a parole) sembra volere lo scontro. “Che cosa succede mercoledì (nel prossimo Consiglio dei ministri, ndr)? Niente – garantisce Salvini nella chicchierata col Corriere della Sera – e giovedì? Niente. E niente sabato e domenica. Anzi se vuole sapere che cosa succederà mercoledì in Consiglio dei ministri, le dico che conto di portare alla seduta un testo unico sull’immigrazione”. In maniera opposta ma simmetrica, i due vice premier non vogliono addentrarsi dei grattacapi causati dal sottosegretario e rilanciano i rispettivi cavalli di battaglia durante una serie di comizi in Sardegna e in Toscana.

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“Non c’è alcuna crisi di governo, i giornali sono peggio di Topolino, il governo va avanti, se ne facciano una ragione tutti quanti”, attacca Salvini dalla provincia di Pisa ribadendo, però, che bisogna considerare tutti “innocenti fino a prova contraria”. Quindi passa ad elencare veloce come un treno le cose da fare: castrazia chimica, videosorveglianza in asili e case di cura, la riduzione delle tasse (a partire dalle accise sulla benzina). Le prorità di Luigi Di Maio sono, invece, diverse. Viene prima il salario minimo. Poi, va spostato quel “tesoretto” avanzato dal reddito di cittadinanza per aiutare le giovani famiglie che hanno o vogliono avere figli. Da Alghero, la prima delle sue tappe sarde, il leader grillino si dice dispiaciuto dalla Lega e la accusa di “voler far cadere questo governo per una poltrona”. “La vicenda – incalza – si poteva risolvere con un passo indietro, invece è diventato un caso di Stato”.

Al di là delle rassicurazioni dei due vicepremier il caso Siri rischia di mettere la parola “fine” all’esperienza gialloverde. I retroscena di stampa parlano di un Salvini pronto a far saltare il governo e dell’ipotesi di un trasloco di Conte da Palazzo Chigi alla Farnesina, per avere un premier più imparziale. Alcuni quotidiani, d’altronde, dipingono lo stesso Conte come pronto a dimettersi nel caso in cui i leghisti disertassero il Consiglio dei ministri per revocare la carica al sottosegretario del Carroccio. È tutto in salita, insomma.


il giornale.it




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