Ondata di migranti nella Manica: Londra pensa al modello australiano

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Erano 17 anni che nel Regno Unito non si registrava una temperatura così alta in un giorno di agosto. Venerdì pomeriggio il Met Office, cioè il servizio meteorologico nazionale, ha lasciato tutti senza parole. A Heathrow e Kew Gardens il termometro misurava 36,4 gradi centigradi. Nonostante lo spauracchio del Covid, i cittadini si sono riversati nelle spiagge, riempiendo i lidi più gettonati, da Bournemouth a Brighton. Il famigerato R0, valore chiave per misurare la tramissibilità di una malattia infettiva durante un’epidemia, dovrebbe essere compreso tra lo 0,8 e l’1,1, variabile da zona a zona.

Dietro la bella stagione c’è tuttavia il rovescio della medaglia. Strano ma vero, anche il Regno Unito deve fare i conti con l’immigrazione clandestina proveniente dal mare. Certo, i numeri sono molto bassi se paragonati con quelli che quotidianamente affliggono l’Italia. Eppure è bastato poco per far andare su tutte le furie Londra, adirata con la Francia e pronta a schierare la Royal Navy e le forze di frontiera per risolvere la questione.

Gli sbarchi vanno avanti da giorni. Lo scorso luglio oltre mille migranti hanno attraversato le acque del Canale della Manica in barca. Soltanto giovedì sono state fermate 235 persone, tra cui anche alcuni bambini: record in un solo giorno. Stesso copione venerdì, con circa 150 naufraghi. Calcolatrice alla mano, quest’anno sono già oltre 3.800 gli immigrati che hanno effettuato il loro viaggio della fortuna verso l’Uk. Basti pensare che in tutto il 2019 si sono fermati a 1.850.

La risposta del Regno Unito

L’Italia è abituata a ben altri numeri. Sempre considerando il mese di luglio, quest’anno le coste italiane hanno visto sbarcare 7.068 clandestini, contro i 1.088 del 2019 e i 1.969 del 2018. Nessuno, tra le fila dei giallorossi, ha mai preso tra le mani il nodo spinoso con la reale intenzione di scioglierlo, bloccando così l’estenuante flusso migratorio.

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Torniamo al Regno Unito: altro mondo, altro contesto. A fronte di poche centinaia di migranti, il ministro dell’Interno britannico, Priti Patel, si è subito spazientito, dichiarando pochi giorni fa che il numero di persone che attraversano la Manica è “inaccettabilmente alto”. Non è finita qui, perché lo stesso Patel ha chiesto formalmente aiuto al Ministero della Difesa affinché collabori per contrastare gli attraversamenti marittimi indesiderati (i migranti, infatti, a bordo di piccole imbarcazioni, si avventurano solitamente nello Stretto di Dover). Il governo britannico ha pure chiesto alla Francia di collaborare per frenare l’esodo. I ministri dei due Paesi starebbero valutando se bloccare le imbarcazioni nel Canale della Manica, ovvero prima che entrino nelle acque britanniche.

Imitare il “modello australiano”

Qualora Londra dovesse scegliere di seguire questo approccio, il modello imiterebbe la medesima tattica usata dall’Australia contro i migranti provenienti dall’Indonesia. Per bloccare le navi dei migranti potrebbero, come detto, essere utilizzate sia la Border Force che la Royal Navy. Entrambe avrebbero il compito di intercettare i barchini non appena questi lascino le acque francesi e si apprestino a entrare in quelle britanniche.

“L’Australia conduce un’operazione che chiamano push back, respingimento, ed è stata un successo”, ha raccontato una fonte di Whitehall al quotidiano The Times. Imitare il modello australiano, dalle parti di Londra, è più che un’idea. C’è tuttavia una riserva da sciogliere. Il rischio è che tali pratiche di intercettazioni possano essere illegali, e che le conseguenze politiche di un eventuale naufragio con vittime si rivelino disastrose. In ogni caso qualcosa sarà fatto, visto che il continuo arrivo di migranti irregolari nel Regno Unito si è trasformato in un serio problema.

C’è un altro aspetto da considerare. Tony Smith, ex capo della Border Force, ha fatto notare come il pattugliamento dei mari, da solo, potrebbe non essere necessario (né sufficiente) a risolvere la contesa. “Ci fornirà una maggiore copertura dei mari – ha spiegato – ma il problema rimane il solito: come fare per far tornare indietro le barche?”. La domanda, al momento, resta senza risposta.

il giornale.it

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