I migranti arrivano già infetti: ora scatta l’allarme in Europa

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A scriverlo è stato un quotidiano non certo vicino ad ambienti di destra come “Liberation”: all’interno delle pagine di questi giornale è stata ospitata un’intervista ad in infettivologo francese che ha messo senza giri di parole in guardia la popolazione da una seconda ondata di coronavirus legato all’arrivo dei migranti dall’Algeria.

“Stanno facendo ripartire l’epidemia artificialmente con i viaggiatori!”, ha dichiarato il medico che ha paragonato la situazione di oggi con il Paese nordafricano con quella di febbraio che riguardava la Cina. In poche parole, l’apertura delle frontiere ed i pochi controlli nei collegamenti con l’Algeria potrebbero rappresentare preludio in Francia di quanto accaduto questo inverno con l’epidemia sviluppatasi in territorio cinese.

I primi numeri sembrano dimostrare questa circostanza: così come riportato da La Verità, che si rifà ai dati forniti da Liberation, negli ultimi giorni sono emersi una ventina di nuovi ricoverati in Francia per via delle conseguenze del Covid-19. Tra queste persone finite in ospedale, c’è un filo comune che le lega: essere state in tempi recenti in Algeria.

È lì che hanno contratto la malattia, i medici sentiti dal quotidiano francese non hanno dubbi: nel Paese nordafricano il picco non si è ancora raggiunto, il peggio dell’epidemia sta giungendo adesso e questo potrebbe implicare gravi problemi anche per la Francia. Sì perché tra Algeri e Parigi i voli non sono stati mai fermati.

Nonostante il governo algerino ha prolungato la chiusura delle frontiere, tra i due Paesi si può tranquillamente viaggiare e gli aerei fanno regolarmente la spola tra le principali città. Da qui l’allarme dei medici, i quali hanno già predisposto interventi volti a potenziare il personale in alcuni grandi ospedali della Francia.

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Ma quello che trapela dai quotidiani transalpini, è che si sta chiedendo con forza al governo di prendere provvedimenti sui migranti prima che sia troppo tardi. Dunque, in poche parole, chiudere o quanto meno imporre importanti controlli nei voli da e per l’Algeria. Ed è qui che potrebbero sorgere resistenze di natura politica: in un momento storico caratterizzato dal rovesciamento di statue di presunti suprematisti e dalle violente proteste soprattutto negli Usa ed in Gran Bretagna contro il razzismo, ammettere l’esistenza di un problema sanitario con l’Algeria rischierebbe di apparire politicamente scorretto.

Per cui per adesso dall’Eliseo non sembrano essere propensi ad attuare dei piani volti a fermare i pericoli derivanti da principi di focolai provenienti dall’Algeria. Ed il problema non è solo francese: è vero che è qui che ha sede una numerosa comunità algerina, ma è anche vero che con l’apertura delle frontiere Ue chiunque può lasciare la Francia per dirigersi verso un qualcuno altro Paese europeo.

Dire però che c’è un problema con l’Algeria è tutt’altro che razzista. Già a febbraio sulla sanità locale erano puntati gli occhi di molti ricercatori internazionali. Un’italiana che lavora proprio in Francia, ossia Vittoria Colizza, aveva dichiarato che in base ai calcoli elaborati in laboratorio l’Algeria, assieme ad Egitto Sudafrica, era il Paese africano potenzialmente più esposto all’emergenza coronavirus.

Un’esposizione che oggi sta diventando realtà e che potrebbe creare non pochi grattacapi alla Francia ed all’Europa intera. Senza dimenticare poi l’Italia, visto che dall’Algeria si continua a sbarcare: anche durante l’emergenza coronavirus sono infatti proseguiti gli sbarchi nel Sulcis, lungo la rotta algerina dell’immigrazione che mai si è riusciti a fermare in questi anni.

il giornale.it

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