Il Blocco Studentesco a difesa dei monumenti. Contro i talebani antirazzisti “deve tornare la civiltà”

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Roma, 28 giugno – “Come il marmo reggeremo ora che l’Occidente cade”. Con questo messaggio centinaia di militanti del Blocco Studentesco sono scesi in piazza ieri sera per ribadire la loro netta opposizione all’isterismo iconoclasta del Black lives matter e per ricordare che nessun giovane italiano dovrà mai inchinarsi per gli errori commessi da qualcun altro. Le nostre statue, questo il pensiero dei ragazzi del fulmine cerchiato, non sono simboli da abbattere ma insegne di libertà.

Un monito verso chi deturpa

Il Blocco, esponendo uno “striscione esposto in più di cento città italiane, dal nord al sud” vuole lanciare “un monito verso chi in queste settimane si è reso ridicolo sfregiando e deturpando simboli del nostro patrimonio italiano, prima che culturale ed artistico, di idee”. Il riferimento è alla vandalizzazione della statua di Idro Montanelli a Milano e al busto di Baldissera a Roma. La furia degli psicotici del politicamente corretto, dopo aver trasvolato l’Oceano Atlantico ed essere atterrata pure in Europa – avendo già messo a soqquadro le città americane e aver abbattuto statue di Cristoforo Colombo, ufficiali confederati, padri costituenti americani e pure ferventi anti-razzisti e filantropi scambiati per l’esatto contrario di ciò che erano – è attecchisce infatti anche qui.

Retorica anti bianca

“Gesti infami, rivolti verso oggetti inanimati, sulla scia di quella facile retorica anti bianca che prende le mosse dal caso Floyd per invadere tutto il mondo con indignazione a buon mercato ed un’insana volontà di distruzione e rimozione della memoria ‘bianca’“, prosegue il Blocco, denunciando la lunga lista di follie scaturite dalle proteste per la morte di Floyd: “Film messi all’indice, prodotti ritirati dal mercato, schiere di attori, giornalisti e sportivi in ginocchio in diretta televisiva mentre l’Italia soffre e si inginocchia (veramente) alla crisi scatenata dalla pandemia”.

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La colpa è sempre dell’antifascismo

“Curiosamente – continua la nota – i principali fautori di questa distruzione, avallata da media e multinazionali, non sono i neri ma proprio bianchi: infatti, è dall’antifascismo militante internazionale che il Black Lives Matter sta avendo i maggiori inchini e braccia di rinforzo alla rimozione”. Non è più corretto parlare di “sostituzione”, quindi, ma di “rimozione” appunto, “perché questi movimenti non hanno nulla da mettere al posto di Colombo, se non un ennesimo spazio desertificato. Ciò che è in corso non è una lotta politica (magari legittima) contro Trump, ma una rivincita sistematica e meticolosa dei neri contro tutta la memoria storica occidentale: da Churchill a Montanelli nessuno è risparmiato dalla furia iconoclasta”.1 di 8 

Dalle statue alle eliminazioni fisiche

A questo punto è lecito domandarsi: quando dalle statue si passerà alle “eliminazioni fisiche? Non è dato saperlo, ma in Sudafrica sta già avvenendo. L’unica differenza è che a distruggere questo Occidente non saranno i popoli africani, ma l’occidente stesso piegato da insanabili e schizofreniche contraddizioni. Ora che si sono palesate le intenzioni e gli schieramenti, dobbiamo fare altrettanto”, prosegue la nota.

“Noi – conclude il Blocco Studentesco – non ci siamo mai sentiti parte di una fantomatica civiltà occidentale, figlia del piano Marshall, della decolonizzazione e dell’opposizione Sovietica all’egemonia americana. L’Italia e l’Europa devono uscire da questa contraddizione che vede avallata la propria morte in odio a sé stessi, uscire dal paradigma che da settant’

anni vede le nostre nazioni subire la storia”. I talebani antirazzisti possono anche distruggere le statue, “ma non lo spirito che quelle statue innalzò. Fino a quando noi saremo fisicamente presenti, nessun nano potrà scalfire il marmo. Se l’Occidente finalmente muore, risorgano l’Italia e l’Europa dalle sue ceneri: deve tornare la vera civiltà. Perché fin quando uno solo di noi sarà vivo, la speranza avrà i suoi tre colori. Verde. Bianco. Rosso”.

Cristina Gauri

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