Palamara scoperchia il vaso: ora è guerra totale tra i giudici

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Il caso Palamara continua a riservare sorprese inaspettate. Nel corso della mattinata di oggi, Eugenio Albamonte, pm della capitale, ha in qualche modo fatto sapere mediante il suo legale dell’esistenza di una proposta di querela nei confronti del magistrato espulso dall’Associazione nazionale magistrati.

La novità è in qualche modo derivata da una serie d’interviste che lo stesso Palamara ha rilasciato a più quotidiani. La sensazione è che questa vicenda abbia in qualche modo contribuito a far emergere tutta una serie di dissapori interni.

Stando a quanto riportato dall’Adnkronos, l’avvocato in questione, Paolo Galdieri, ha spiegato che “in una serie di interviste rese oggi lo ha diffamato parlando di fatti mai avvenuti ed in particolare di non meglio precisate cene tra il mio assistito e l’onorevole Donatella Ferranti, già presidente della Commissione Giustizia della Camera dei deputati, nelle quali si sarebbe discusso della nomina del vicepresidente del Csm David Ermini e delle nomine di avvocati generali della Cassazione”. Albamonte, insomma, sarebbe stato diffamato da Palamara. L’ex Anm ha parlato pure a Repubblica. Uno dei virgolettati su cui si sta ponendo più di un accento è questo: “Palamara non si è svegliato una mattina e ha inventato il sistema delle correnti. Ma ha agito e ha operato facendo accordi per trovare un equilibrio e gestire il potere interno alla magistratura”. Il correntismo, insomma, avrebbe preceduto la presidenza di Palamara, che però ha fatto anche una serie di nomi. E le reazioni di alcuni tra coloro che sono stati chiamati in causa sono arrivate quasi nell’immediato.

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Oltre alla presa di posizione del legale di Albamonte, infatti, bisogna sottolineare l’intervento della stessa Associazione nazionale magistrati, che in un comunicato ha optato per toni tanto nitidi quanto diretti: “Un Giudice dovrebbe essere in grado di leggere lo Statuto di una associazione. Ancora di più quando ne è stato Presidente. Il dott. Palamara non è stato sentito dal CDC semplicemente perché lo Statuto non lo prevede. Non vi sono altre ragioni. Quando dice che non ha avuto spazio per difendersi Palamara mente: è stato sentito dai probiviri e in tutta la procedura disciplinare non hai mai preso una posizione in merito agli incontri con consiglieri del CSM, parlamentari e imputati. E, come lui, gli altri incolpati”, hanno fatto sapere dall’Anm. C’è spazio pure per ulteriori rivendicazioni e sottolineature: “Le regole si rispettano, anche quando non fanno comodo – si legge -. Cerca ora di ingannare l’opinione pubblica con una mistificazione dei fatti: la contestazione riguardava gli incontri notturni all’hotel Champagne e l’interferenza illecita nell’attività consiliare fatti purtroppo veri, e per questo sanzionati”, si legge in conclusione della nota. Il meccanismo che si è innescato, insomma, assomiglia molto a quella che verrebbe naturale chiamare “resa dei conti”. Ma non è finita qui.

Sì, perché anche le istituzioni politiche stanno intervenendo in relazione al dibattito mattutino che coinvolge i giudici. Per l’onorevole Giorgio Mulè, parlamentare di Forza Italia, si tratta di “Uno spettacolo indegno, che certifica come da tempo la giustizia in Italia ha smarrito la sua anima: il Marchese del Grillo prendeva la vita come una burla per enfatizzare i vizi della società, il caso Palamara è tragicamente vero”, così come si legge su ItalPress. Giorgio Mulè non è l’unico ad aver esposto le sue riflessioni: anche Amedeo Laboccetta, ex componente Commissione Bicamerale Antimafia nelle passate legislatura, ha voluto commentare quello che sta accadendo in queste ore.

Quello dell’ex deputato è soprattutto un invito rivolto nei confronti di Palamara: “Oggi Palamara ha la possibilità di far conoscere le tantissime opacità della magistratura. Ma deve farlo ora e raccontare proprio tutto. A cominciare dalle torbide vicende di cui fu protagonista Giorgio Napolitano. Prima che la consorteria dei magistrati collusi con una parte del mondo politico e dell’informazione faccia cadere il silenzio”, ha tuonato l’esponente politico napoletano. Palamara, secondo Laboccetta, potrebbe svelare dell’altro. Con tutto quelo che ulteriori narrazioni potrebbero portare in dote in termini di repliche e smentite.

Nel frattempo – così come si legge sulla Lapresse – ha parlato anche Benedetto Buratti, che è l’avvocato del magistrato espulso dall’Anm: “Non vediamo cosa ci sia di diffamatorio nelle dichiarazioni del nostro assistito. Sarà comunque un’occasione di chiarimento. Piuttosto ci si dovrebbe seriamente interrogare sul trattamento ricevuto dal dottor Palamara, privato di difesa e di come il trojan inoculato non abbia carpito nulla di penalmente rilevante”. Palamara dunque si difende.

il giornale.it

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