Le porte chiuse, il voto e il Var: in Senato esplode la bagarre

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Il governo vacilla e rischia di capitolare prima ancora della consueta fiducia necessaria ancora una volta per fare approvare un decreto legge, in questo caso il contestatissimo Dl Elezioni.

Un provvedimento contrastato fin da subito, tanto da esser definito “invotabile e partorito solo da un governo nato in agosto”. Queste le dure parole espresse a palazzo Madama dalla senatrice di Forza Italia Fiammetta Modena durante il dibattito.

“Pensare di abbinare le elezioni politiche ad un referendum confermativo di natura costituzionale è il massimo dell’abominio dal punto di vista giuridico e di opportunità”, ha attaccato la senatrice, come riportato da AdnKronos. Elezioni, respinta proposta Calderoli per 3 voti, polemica su presenze in Aula, scoppia la bagarrePubblica sul tuo sito

“Non solo questo dl non è stato concordato con le opposizioni, che non lo avrebbero mai condiviso, ma il governo ci fa anche sapere, ancor prima di aver concluso l’esame dei circa 200 emendamenti, che verrà posta la questione di fiducia”, ha proseguito l’on. Modena. “Questo esecutivo, che dimostra ancora una volta la sua incapacità di dialogare e di lavorare insieme a tutte le forze politiche decide di portare al voto i cittadini a settembre. Ciò significa che una campagna elettorale e referendaria così importante si svolgerà nel mese di agosto, quando gli italiani, dopo un periodo difficilissimo, potranno andare finalmente in vacanza invece di preoccuparsi delle elezioni. Con questo decreto il governo dimostra di non avere alcun rispetto per gli italiani e per il loro diritto di voto”.

Ed in effetti la senatrice aveva colto nel segno, visto che oramai tutti attendevano solamente la fiducia sul Dl. A scombinare le carte, tuttavia, è avvenuto un imprevisto, i cui effetti continuano a tenere banco anche in questi istanti a palazzo Madama.

Un vero e proprio vespaio di polemiche, dato che la votazione elettronica richiesta per verificare la maggioranza necessaria a respingere la proposta di Roberto Calderoli di non passare all’esame gli articoli con votazione per alzata di mano, ha visto prevalere la maggioranza per soli 3 voti. Complessivamente 105 i contrari contro 102 favorevoli alla proposta del leghista, ma i conti non tornano, dato che per il timore di soccombere dinanzi ai voti delle opposizioni ci sarebbe stata una chiamata alle armi da parte della maggioranza per convocare nell’emiciclo e far partecipare alla votazione senatori che non si trovavano però in aula in quegli attimi concitati. Elezioni, Casellati: “Niente ombre e sospetti, sospendo seduta per verifica tribune”Pubblica sul tuo sito

Tutto è nato nel momento in cui, poco prima di porre la fiducia sul Dl Elezioni, il vicepresidente del Senato Calderoli ha chiesto di votare con procedimento nominale per alzata di mano. È a questo punto che il presidente Elisabetta Casellati ha fatto votare la richiesta, decretandone l’approvazione. Urla, cori e insulti tra maggioranza e opposizioni: una situazione ingestibile che ha portato alla controprova dei numeri tramite voto elettronico. Ma è qui che sarebbero sorti i problemi, con la maggioranza a correre ai ripari, secondo quanto denunciato da alcuni senatori, per racimolare i voti necessari ad affossare la proposta di Calderoli. Come detto in precedenza, dunque, 105 contrari e 102 favorevoli.

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Dopo che le porte erano state già chiuse per le votazioni, qualcuno della maggioranza sarebbe riuscito a sgattaiolare all’interno dell’emiciclo per rimpolpare le file del proprio gruppo. Lega, FdI e FI chiedono al presidente Casellati una verifica dei filmati per avere una controprova ed annullare l’esito della votazione. Quest’ultima ha pertanto deciso di chiudere anticipatamente i lavori: “Non voglio nè ombre nè sospetti e chiedo la verifica”, ha detto poco fa. “Io ho chiesto che fossero chiuse tutte le porte di accesso, comprese le tribune e ho chiesto ai senatori questori di verificare che fossero chiuse. Io non posso verificarlo da qua, chi è preposto a questa funzione lo deve fare, perchè la responsabilità è in capo a chi ha una precisa e specifica funzione”, ha aggiunto in risposta alle rimostranze di Calderoli. La lite in senato, grida e insulti dopo la votazione contestataPubblica sul tuo sito

“Quindi ho detto di chiudere tutto, se poi qualcuno non lo ha fatto e qualcuno non ha verificato che questo non accadesse, compresi i commessi, ognuno risponderà di quello che ha fatto, ma non può lei rivolgersi a me dicendo che le porte non sono state chiuse quando io ho premesso che doveva essere chiuso tutto”.

“Ho chiesto la verifica delle immagini registrate dal circuito chiuso dell’Aula del Senato perché è stato evidente che tra il voto per alzata di mano sulla richiesta di non passaggio all’esame degli articoli del decreto Elezioni e la successiva verifica con procedimento elettronico hanno preso parte alla votazione un numero maggiore di senatori”, ha dichiarato in un comunicato il vicepresidente di Forza Italia in Senato Licia Ronzulli. “Nonostante l’ineccepibile gestione della seduta da parte della Presidente Casellati, che aveva ordinato la chiusura delle porte come previsto dal regolamento, qualche collega è egualmente riuscito a intrufolarsi. Ringrazio la Presidenza per aver dato seguito alla richiesta, dimostrando che la democrazia non può essere minata da ‘furbate’ di nessun tipo. Non è accettabile il tentativo della maggioranza di barare falsando i risultati di un voto parlamentare”, ha concluso.

Dopo la verifica delle immagini e l’acquisizione delle testimonianze degli assistenti parlamentari, il presidente del Senato ha comunicato che “nessun senatore è entrato nell’Aula o nelle postazioni delle tribune”, dopo che erano state chiuse le porte per procedere alla votazione sulla proposta di Roberto Calderoli. Nel corso dei controlli è emerso che il distacco tra maggioranza e opposizione è stato di soli 2 voti, vale a dire 104 contrari a fronte di 102 favorevoli ad accogliere la richiesta del vicepresidente del Senato.

“Gli assistenti parlamentari hanno provveduto subito alla chiusura delle porte, non solo dell’emiciclo ma di tutte le tribune, dopo di allora in base alle testimonianze degli assistenti parlamentari nessun senatore risulta essere entrato” ha ribadito la presidente Casellati. “Ha fatto ingresso in alcune tribune solo il personale dell’amministrazione per consegnare i tablet necessari per la votazione ad alcuni senatori che ne erano privi, ma che si trovavano già all’interno, accalcati nei pressi della porta chiusa per farseli consegnare e nel momento più concitato hanno lasciato vuoti i posti nelle tribune. Risultano essere rimasti fuori dall’Aula e non hanno potuto votare. La senatrice Drago (M5S) ha dichiarato di aver votato per errore pur essendo rimasta fuori dalla tribuna. Pertanto il risultato è che il Senato non approva”.

il giornale.it

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